La difesa della vita non può avvenire per legge

Submitted by gremus on Tue, 02/10/2009 - 11:34

La difesa della vita non può avvenire per legge, altrimenti saremmo un branco di miserevoli, indegni del dono così grande che è il vivere. Difendere la vita deve essere un istinto naturale di ciascun vivente. Se mi soffermo un istante a pensare quanti sogni, ambizioni, sacrifici, sofferenze, lotte, speranze e via dicendo, fanno parte del mio vivere, come potrei pensare che la vita di qualunque vivente possa essere semplicemente difesa per atto legislativo?

La vita è così immensa che una legge non può nemmeno sfiorarla tanto trascurabile è la parola scritta a confronto del vivere stesso. Ora però ci sono diverse angolature legate al tema della difesa della vita e alcune di queste necessitano di una regola comune; regola che non può essere in contraddizione con quanto affermato prima, ma che tuteli la società nei confronti di chi compia atti contro natura, contro l'istinto di difendere la vita.

Una vita cessa per ragioni naturali. L'omicidio non è una ragione naturale, mai! Il suicidio nemmeno, ed è in questi casi tragici che ci si dovrebbe domandare a fondo se quella vita è stata difesa fino in fondo. La vita che cessa perché una cura medica, o psicologica, o solidale è stata fatta mancare, è una vita non difesa, e chissa' quante centinaia di persone quotidianamente perdono la vita per questi motivi.

Vite abbandonate a loro stesse, come quelle dei senzatetto, dei poveracci esclusi dalla società fondata sul lavoro, che si sgretolano rapidamente per gli stenti e muoiono nell'anonimato: sono vite non difese, e per loro non vi è alcuna legge se non quisquiglie. La difesa della vita non può essere uno slogan, un partito, una bandiera da agitare sulle prime pagine dei giornali oppure nei gazebo di piazza. 

La legge, se volesse difendere la vita, lo dovrebbe farlo tutelando la vita in tutte le sue fasi: quella nel grembo materno, quella neonata, i bambini, i ragazzi, gli adulti, uomini, donne, anziani, clandestini, sani e malati. Difendere solo chi non è in grado di difendersi è da far west, e di questi tempi di "sparate" di questo tipo ne abbiamo sentite parecchie.

Difendere una vita prendersi cura dei viventi; è cercare di convincere chi non vuole essere curato a desistere dall'idea di soccombere al male. Ma difendere la vita non è obbligare alla cura chi decida consapevolmente di sottrarsi .

Questo pensiero, che detto così può far stropicciare qualche naso, è applicato quotidianamente da migliaia di persone e suoi famigliari. Quante volte si decide di non far operare la nonna novantenne? Ciascuno di noi ha almeno un paio di storie in famiglia di questo tipo. Nessuno di noi, di chi ha preso decisioni così dolorose, si sente un "non difensore" della vita. Difendere la vita perciò non significa "costringere alla vita".

Questo atteggiamento entra in contraddizione con un mucchio di principi etici, sociali, persino legali, perché comunque alcune leggi già ci sono. Un effetto di una legge avviene già da tempo negli ospedali italiani.

Fra qualche settimana dovranno operarmi ad un ginocchio (per la serie "lo sport non sempre fa bene…"). Prima di anestetizzarmi mi sottoporranno un foglio "liberatorio" che se io non firmo impedisce ai medici di operarmi. E se io dovessi essere operato per qualcosa di grave? Di vitale? In America se uno non ha un'assicurazione sanitaria rischia di morire fuori dalla porta dell'ospedale. E' così che si difende la vita?

Come si vede, per ragioni legali e commerciali, si ammette che uno non si curi, e che muoia addirittura. E in questi casi l'assistente sociale non interviene, e nemmeno il presidio etico, e nemmeno si corre al decreto, perché si tratta di faccende di responsabilità civili e prettamente economiche.

L'eutanasia non é in linea con la difesa della vita. E rimanere fuori dall'ospedale perché non si hanno i soldi per pagare l'operazione cos'è? E non poter permettersi un medicinale salvavita a cosa porta se non alla morte? . Ma inoculare un veleno, o una sostanza mortale è eutanasia, e chi la pratica non difende la vita.

Non appena si renda necessario per la prosecuzione della vita una protesi esterna od un ausilio alle primarie funzioni vitali, la naturalezza della vita non può più essere invocata, a meno che non lo sia consapevolmente anche per il paziente stesso. Viene applicata una cura che il paziente deve poter accettare o rifiutare, come per la mia operazione al ginocchio. Staccare una macchina che tiene in vita è andare "contro natura" se rientra nelle scelte "etiche", ma é normale se il paziente quella macchina non se la può permettere!

Il corpo, in natura, è circoscritto a se stesso, e la macchina non ne fa parte. Il punto è che talvolta il paziente non può decidere, perché nella situazione in cui si trova non ha la facoltà di intendere e volere. Che fare allora? E' una faccenda di intricata. Se io fossi il paziente vorrei ( e lo scrivo chiaramente) che le persone che mi vogliono bene si fidassero dei medici che mi avrebbero in cura.

Se per loro competente giudizio io non avrei speranze vorrei che "staccassero la spina". Ma se io fossi davanti a una persona che amo, non so come reagirei. Credo che attenderei non so quanto, tenendogli la mano, nutrendola e curandola comunque. Credo solo in parte al testamento biologico, perché solo davanti al fatto in essere si può decidere il da farsi; improbabile una decisione sincera a mente serena.

Ma credo che nessuna legge potrebbe regolare una questione così intricata e così "umana". Soprattutto non può essere applicata a chi NON ha la possibilità di scegliere perché incapace di intendere e volere.

Alla fine solo le sensibilità delle persone coinvolte possono decidere caso per caso. Lo ripeto a conclusione: non può esistere una difesa della vita per legge: la propria vita si può difendere solo per per scelta, per istinto e per amore! La legge si occupi invece di rendere la vita più semplice e serena.

Gremus

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