Il Direttore e la Leadership: Leonard Bernstein

Submitted by gremus on Fri, 02/05/2010 - 12:24

Lenny/Leonard Bernstein era, nel rapporto con la musica e con i musicisti, l'esatto opposto di Herbert von Karajan, di cui ho raccontato in questo articolo. Niente yoga o zen, niente macchine veloci o ritratti con aquile e cime alpine. Il Bernstein che ricordo io era accompagnato da un bicchiere di whisky e l'immancabile sigaretta. Karajan si muoveva come un albatro da ammirare e avvicinare con deferenza; Bernstein era un magnete, capace di contagiare intere platee di entusiasmo palpitante. Lavorare con lui era esaltante, a condizione di partecipare al flusso di passione ed esclusività che richiedeva al lavoro. Al bar tutti amici e pacche sulle spalle; in orchestra si da' il massimo, tutti, senza scuse. Uno stile di Leadership involontario ma immediato, naturale, ma non sempre efficace.

Leonard Bernstein aveva imparato a far musica nei music-pub di New York, suonando jazz in compagnia di studenti universitari e musicisti di ogni tipo. Un'esperienza determinante e che a volte manca a chi si ritrova ad avere ruoli di leader. Molti "capi" sono sempre stati capi; sebbene possano conoscere le caratteristiche del lavoro che coordinano, non hanno fatto esperienza a sufficienza nel rapportarsi "gomito a gomito" con tutti i fattori produttivi. Nella musica la cosiddetta "gavetta" era più formativa di scuole e corsi di formazione raffinatissimi. Si imparava il "saper fare" insieme al "sapere". 

La leadership è invece soprattutto metodo e stile, e Bernstein imparò l'uno e l'altro nel suo periodo Bohèmien, quando agli studi affiancava l'apprendistato come pianista. Bernstein ha amato la musica in modo esclusivo, per tutti i generi, per il dirigere, il suonare, il comporre. Suo il famoso musical "West Side Story", sue le conferenze dedicate ai giovani per diffondere il gusto della musica. Il suo approccio alla musica era totale e questo, involontariamente, lo pretendeva anche dagli altri. Quando decise di registrare il suo musical con cantanti lirici si scontrò proprio con la realtà, che non è sempre a nostra immagine.

Per Bernstein il tenore Josè Carreras doveva essere in grado di cantare con la stessa abilità sia Traviata sia West Side Story, ma l'impresa di registrare il musical non fù semplice, e ormai sono famosi i durissimi sguardi del direttore durante le registrazioni. La Leadership di Bernstein diede un amplissimo peso alle "risorse umane" ma fu incompleta in un senso: quello di trascinare nell'entusiasmo anche chi in quel turbine non ci poteva entrare per diverse ragioni. Non è un errore di poco conto, e secondo me il motivo per cui un musicista davvero straordinario come fu Leonard Bernstein ebbe una qualche difficoltà nel farsi apprezzare dalla critica e da una parte del pubblico, sta proprio in questa entusiastica miopia.

Tornando al parallelo con Karajan, Bernstein non era propenso a progettare tutto in anticipo nella propria mente, preferendo cercare nel contesto in cui si trovava le persone e gli strumenti più adeguati per realizzare l'obiettivo. Karajan era capace di posticipare una produzione fino al momento in cui quel particolare cantante che aveva in testa non fosse disponibile.  Anche Bernstein selezionava, ma più su di una propsettiva entusiastica, emotiva, quasi amichevole. Studiava moltissimo ma nel momento in cui si presentava sul podio tutto poteva cambiare, anche solo per una luce dell'ambiente, capace di evocare in lui sensazioni particolari. Orchestrali e cantanti dovevano avere l'abilità di lasciarsi coinvolgere in quel preciso momento,  ogni volta diversamente, ogni sera un'opera unica. Un solista abituato ad ancorarsi ad un modello interpretativo rigido poteva soffrirne molto.

Quando però capitava che la sintonia era stabilita, quando tutto cominciava a palpitare con lo stesso ritmo e la stessa emozione, la musica diventava viva tanto da riuscire a coinvolgere anche i muri ed i lampadari. Sagra della primavera a Tanglewood; orchestra di giovani; pubblico di giovani; lui in camicia e pantalone bianchi sul podio; fuori una brezza d'agosto. C'è chi ha visto le colonne della sala danzare, i seggiolini vibrare, gli orchestrali agitarsi come se davvero stessero interpretando un rito propiziatorio a cui è legato il futuro dell'intera umanità. Chi c'era non lo dimenticherà mai. La Sagra di Karajan invece? Congelata dalle temperature dei ghiacciai salisburghesi; quella di Boulez smembrata durante l'autopsia… Per chi volesse vedere Bernstein durante le prove della Sagra della primavera su YouTube si possono trovare le prove registrate a Salisburgo, sempre con un'orchestra di giovani. Quando lavorava con i giovani l'entusiasmo era efficacissimo!

Bernstein non avrebbe mai cercato di analizzare il suo lavoro in termini di Leadership. Lo faccio io perché sto proponendo modelli diversi legati ai direttori d'orchestra, che comunque, lo vogliano o no, sono dei leader. Bernstein era un Leader inconsapevole che aveva un'unica mira: fare musica come piaceva farla a lui. In questo senso ebbe la fortuna di essere dotatissimo, di avere un carisma contagioso, di saper coinvolgere chiunque con il semplice entusiasmo. Però, misurando la produzione, si scopre che questo tipo di atteggiamento appassionato gli precluse alcune strade fondamentali. Nell'opera lirica, ad esempio, Bernstein fece poco, e ciò non perché a lui non piacesse. La vera ragione è che la complessità della produzione di un'opera presuppone doti di Leader molto solide.

Wolfgang Sawallish o Riccardi Muti, due direttori d'opera e di teatri, erano e, nel caso di Muti, sono musicisti ed anche manager, e la loro funzione manageriale la assolvevano con la consapevolezza di essere Leader. Bernstein invece non avrebbe mai accettato di dirigere un teatro. Nella necessità, fra diventare GeneralMusikDirector a Monaco e tornare a suonare il piano a Broadway avrebbe sicuramente scelto la seconda.

Non un "servo della musica" come si definì Bach; ma un meraviglioso pittore di emozioni musicali, questo sì!

Gremus

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