Madri e figli

Madri e figli

Rileggere il proprio passato significa rincontrare nella memoria luoghi e persone, sensazioni ed emozioni, ansie e grandi gioie. Il passato può talvolta rivelarsi impietoso, ma lo stesso passato può permettere di osservare le persone da una prospettiva più morbida e tollerante. Nel passato di ciascuno di noi c'è una figura unica: la madre.

Da un certo punto della vita in poi la madre, appare come la buona o cattiva causa di ciò che noi siamo o ci sentiamo di essere.

La madre ideale riveste un ruolo mutevole a seconda delle età dei propri figli. All'inizio la madre è natura, sopravvivenza, calore umano e sicurezza. Quando il figlio si fa più grande la madre si fa educatrice affettuosa; nell'età dell'adolescenza è un po' amica un po' guida; per il giovane quasi maggiorenne la madre è rifugio, la confidente, il primo consigliere nell'ordinaria amministrazione. Poi arriva l'età adulta ed il rapporto con la madre si fa più lasco ma non senza amore, come se ella rappresentasse il legame indissolubile con la natura. Poi viene l'età avanzata, di figli e madri pronti a recitare in maniera perpetua il girotondo della natura.

Non sempre le cose vanno in questo modo ideale. Non sempre la madre sa offrire un sincero calore materno al suo piccolo. Non sempre la madre riesce ad essere educatrice affettuosa. Può succedere che la madre diventi un demiurgo intollerante, capace di ricatti morali non di poco conto, soprattutto nei confronti delle figlie femmine.

La madre ideale è una figura più letteraria che reale, anche se sarebbe troppo facile concludere che la maggior parte delle madri finisce con l'essere la prima causa dei disagi della vita adulta per i loro figli. Sarebbe un modo spiccio e forse immaturo per comprendere l'essenza del rapporto fra madri e figli.

Il rapporto madre figlio è un rapporto d'amore, particolare. Il loro è amore filiale, sincrono, l'unico vero amore eterno. E' il rapporto fra due persone che vivono sapendosi uniti al di là di tutto.

L'amore filiale è incondizionato. Tuttavia il rapporto tra madri e figli è uno dei "leitmotiv" della psicanalisi. Ciò accade perché madre e figlio, pur nel vincolo d'amore che li lega, rimangono due persone distinte, l'una - il figlio - discendente ed erede di ciò che la madre è stata e gli ha trasmesso; l'altra - la madre - a sua volta portatrice di un vissuto, di una sua vita da figlia, di una sua struttura psicologica umana, fallibile, imperfetta e talvolta difficile.

L'errore che si compie è quello di partire dal presupposto che la propria madre non sia a sua volta un individuo complesso. La madre, per i figlio mito di natura, sicurezza, guida calda e costante, si scontra nella mente del figlio con la storia, con la realtà, con l'analisi che la disvela persona nuda, fragile e umana. Quando la realtà spezza il mito che si era formato nella nostra mente tutto sembra crollare, e l'amata madre diventa responsabile di tutti i nostri fallimenti.

Una madre è prima di tutto una persona, e nell'esercizio del suo essere madre non può smettere i panni del proprio essere persona.

Anonymous (non verificato)
Carissimo, come vorrei poterti dare pienamente ragione, in particolar modo quando affermi "....non esiste uno che ami intensamente,,,"! Come tu giustamente dici, la mamma è comunque una persona carica del suo passato...ma se questo ha flash di natura patologica, se così si può definire, come si può cercare di interagire quando il muro si erge sempre più alto , l'indifferenza aumenta e il desiderio di non rapportarsi con te che nel contempo sei cresciuta e maturata , si fanno sempre più invalicabili? Boh...si sopravvive ...di ferite che comunque se non disinfettate restano pericolosamente aperte..e ti fanno male, molto male. Personalmente ha cercato mio amlgrado mamme fittizie, moralmente punti di riferimento su cui "appoggiarmi" per crescere e non scimmiottare il mondo che mi si propinava..ma nonostante tutto, grazie al Cielo sono stata fortunata e ho conosciuto "mamme" stupende, nonostante tutto la ferita rimane ..e nel silenzio duole!
terry (non verificato)
ciao gremus, rieccomi a scarabocchiare sulle tue belle pagine! quello che hai detto è, come sempre, giusto e lo condivido... so bene di cosa parli quando chiarisci che la mamma è una persona, che per essere compresa va spogliata degli idealismi che le si attribuiscono. ed è proprio quando la si vuol vedere per quello che è in realtà che cominciano i problemi tra madre e figlio/a, a mio parere. per comprendere le motivazioni degli attriti, il figlio comincia a guardarla dal punto di vista umano, e a quel punto si assiste all'indulgenza del figlio nei confronti della madre. ma la madre sembra soffrire e rifiutare l'indulgenza del figlio, e combatte questo sentimento cercando di imporsi di più attraveso la sua autorità di madre... vedere il figlio consapevole della fallibilità della madre, la getta nel panico... cercare di incontrare le esigenze umane di una madre talvolta diventa la causa di molti problemi, alcuni gravi che minano profondamente il rapporto. ma alla fine, resta questo amore viscerale e fisiologico, che sembra in qualche modo trascendente, perchè non è influenzabile dalle diverse esigenze di entrambi e dagli screzi... ma i problemi restano, e sembrano irrisolvibili proprio perchè incompatibili con un amore che ha una natura diversa, e non ha alcuna radice nelle diversità tra madre e figlio. ma, come risolvere questi problemi? io credo che non sia possibile, non resta che accettare tutto il pacchetto come parte inscindibile del rapporto madre/figlio. spero di essermi espressa bene... in realtà sto ancora dormendo...! ciauz!
gremus
Ciao Terry, aspettavo un tuo commento. La prospettiva che tu proponi è inedita e interessante. Se ho ben capito secondo te la mamma sarebbe più gratificata dall'essere considerata come mamma, appunto, e non come persona. Credo tu abbia ragione e credo che, sostanzialmente, sia ciò che accade quasi sempre nei momenti dove il rapporto con la madre è più intenso, cioè nell'età giovanile. E' solo nell'età un poco più avanzata laddove l'analisi, intesa come retrospezione del proprio passato, che ci si ritrova a valutare il rapporto con la propria madre in maniera un pizzico più pragmatica. Lì può accadere che si prenda coscienza dell'umanità fallibile della persona, anche se madre, raggiungendo uno stato di reciproca tolleranza, oppure le ferite possono rimanere aperte ed insolubili, ed il commento precedente al tuo ne è un esempio. Naturalmente siamo nel regno delle riflessioni senza alcuna pretesa. Grazie dei complienti: in questi giorni mi fanno bene al fisico, alla mente e al morale...
terru (non verificato)
mi aspettavi...? bene, allora eccoti il bis! ;) io credo che il caso che ho esposto prima sia anche piuttosto comune, perchè mi rendo conto di viverlo in prima persona. considerare la madre prima di tutto in quanto persona, rende il figlio più sicuro delle proprie scelte di vita, e nel contempo, la madre sente in qualche modo di perdere la presa sulla vita del figlio, proprio perchè le sembra venire meno l'aura di perfettibilità attribuita alla figura materna. e questo la induce a stringere la corda, nel timore di perdere qualcosa prematuramente... forse un primato nella vita del figlio. in genere si considera il lato positivo di questo tipo di rapporto, e sicuramente raggiungere la consapevolezza dell'umanità di una mamma aiuta il rapporto e la comprensione nell'età adulta, ma nel periodo dell'adolescenza io credo che in qualche modo lo minacci, lo renda instabile e talvolta angoscioso per entrambi. forse perchè una mamma, come d'altronde il papà spera che quel momento, il momento dell'inipendenza intellettuale e umana arrivi più tardi possibile. è un discorso complicato, che non riesco ad esprimere completamente, difficile esprimere le dinamiche di un rapporto che ancora non si comprende affondo... di nuovo ciao, spero di trovare il tempo per leggere i post che mi sono persa! aspettati una valanga di commenti e complimenti!!! ;D

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