Elogio alla depressione

Elogio alla depressione

Dicono che sia il male del secolo, l'antro oscuro dove precipitano senza distinzione persone felici così come individui disperati. Materia da psicanalisti, oppure da farmacologi che, pretendono, con una pastiglietta di ridonare la fiducia nel tempo che avanza. Non voglio parlare delle origini della depressione, e nemmeno delle sue possibili cure. E' sui depressi che voglio soffermarmi, sulla delicatezza mista a profondità che li contraddistingue. Non ho mai incontrato un depresso che non avesse anche un bagaglio segreto di sensibilità acute, di acute visioni e di visioni lucide, a tratti malinconiche ma quasi sempre verosimili.

Ci sono molti tipi di depressione: c'è chi davanti ad una giornata nuova non trova la forza di alzarsi dal letto; c'è chi deve farlo per forza, l'alzarsi dal letto, ma ha come unico pensiero il ritornarci; c'è chi si barcamena in un'alternanza fra lunghi chiari e lunghi scuri; chi infine conduce una vita normale, sebbene velata da una patina di malinconia, ma che per un nonnulla conduce al più cupo mal di vivere, per una sera, una notte, un intero giorno forse, e poi il tutto si riaggiusta. Io credo di essere fra questi ultimi.
Ma poi ci sono molte altre declinazioni di depressione.

Si ha un bel dire che la depressione ha origine chimica. Non conosco depresso che in fondo all'anima non abbia un dilemma irrisolto, un'incapacità di adattarsi a situazioni per lui inavvicinabili, un sogno represso o una malinconia incolmabile. La depressione ha sempre una radice, talmente profonda da divenire talvolta inestirpabile perché aggrovigliata al nostro stesso essere. Senza quella maledetta depressione si sarebbe altro, con una diversa sensibilità, una visione del mondo diversa.

E' per questo che alcuni depressi sono gelosi della loro depressione, preferendo talvolta non tentare nemmeno la via della cura, effimera o definitiva che sia. La visione esistenziale di un depresso è normalmente complessa, varia, caleidoscopica o White and Black a seconda dei momenti. Mai banali, mai approssimativi o fatalisti. Per un depresso il tempo scorre lasciando impronte sulla mente e sul corpo, e sono queste impronte che talvolta pesano come macigni.

I depressi sono coloro che col male oscuro convivono per tratti di vita interi, e che li porta a leggere il mondo con quegli occhi un po' persi, svogliati perché troppo desiderosi, inappagati per troppa esigenza.
I depressi sono spesso la voce dell'ideale, del giusto, del compromesso a fin di bene, del vedere il mondo attraverso lenti pulite e vergini. I depressi sognano le fiabe e mal sopportano di annegare compiaciuti nel crudo mondo del reality.

Un po', a questo mondo, forse fa comodo giudicare un sognatore depresso, o un malinconico, portatore di chissà quale patologia. Fa comodo così come fa comodo rappresentare il brutto, il volgare, il becero o il turpiloquio.

Il depresso invece racconta un mondo ideale che forse non esiste.
O forse, semplicemente, non lo si vuole far esistere!

Anonymous (non verificato)
Non avevo ancora letto la tua risposta carissimo!! Veramente si sta benissimo, la vita in città è tutt'altro che frenetica, è piuttosto elettrizzante, ti stimola moltissimo e credimi, in poco tempo mi sento rinata. Riallacciandomi al tuo post sulla "crtezza umana che non esiste", senza nessuna pretesa di commentare un argomento così complesso, devo aggiungere in termini del tuttto personali, che lasciare la certezza e le sicurezze pseudotali del paesello, mi hanno fatto scoprire ciò che di personale avevo lasciato nel dimenticatoio e per abitudine, non rispolveravo più. A presto!

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