Blacky, lo scoiattolino

Blacky, lo scoiattolino

...era come se Blacky non riuscisse a imparare le storie che i vecchi raccontavano perché quando loro parlavano, anche se lui si sforzava tanto, la sua testa non riusciva a seguirli. La verità è che il cucciolo combatteva una battaglia disperata, che perdeva sempre contro la sua testa. La testa del piccolo scoiattolo tornava sempre alla sua tana, dove c'era la mamma che da qualche tempo aveva una strana malattia: era sempre triste e continuava a piangere.

E così, a poco a poco, maturò nella sua mente un'idea e decise di partire per andare a cercare Gufo Millenario. Si diceva che fosse un vecchio saggio che si poteva incontrare nel cuore del bosco se ci si avventurava da soli, durante la notte. Lui forse poteva aiutarlo a trovare il modo per accedere al Libro delle Storie, dove era racchiuso il segreto per aiutare chi si ama.
Aspettò che ci fosse una notte di luna piena e poi, piano piano, senza farsi sentire da mamma e papà, se ne uscì dalla tana e cominciò a vagare. Gli sembrò di andare per un mondo nuovo che lui non conosceva e anche le cose che gli erano più familiari durante il giorno ora gli sembravano diverse e nemiche. Il cucciolo si ritrovò in un punto lontanissimo del bosco, dove nessuno andava mai e dove bisognava aprirsi un varco per entrare: lui se lo aprì ed entrò.

All'improvviso vide una figura.
"Chi sei?" chiese Blacky
"Sono Gufo Millenario. E tu come ti chiami?"
"Blacky, Scoiattolino Blacky, mi chiamano tutti così"
"E che cosa cerchi nel bosco di notte?"
Quando il vecchio gufo ebbe saputo la storia condusse Blacky dentro al cavo di un tronco millenario, tappezzato di libri grossi e importanti, alcuni già scritti, altri ancora da scrivere.

"Vedi Blacky, questo è l'archivio di tutte le vite del bosco; ci sono le storie degli animali e delle piante che sono vissuti qui e ci sono i libri in parte scritti e in parte ancora da scrivere di quelli che vivono adesso e che ci vivranno in futuro. E' qui che troveremo anche la tua."
Tirò giù un volume dopo l'altro e finalmente ne trovò uno sul ripiano più alto.
"Ecco, Blacky, questa è la tua storia: adesso te la leggo."

In quel libro era scritta tutta la vita del cucciolo, e c'erano anche tutte le sue paure, del buio, della notte, la paura che la mamma potesse morire e così di seguito.
Quando arrivò alla storia dello scoiattolo che cercava di incontrarlo di notte, ecco che dalle pagine del libro si staccò qualcosa.
Gufo Millenario la prese, la guardò e gliela passò.
Era una piccolissima busta su cui c'era scritto - Dono per Blacky-.
Ma nella busta non c'era assolutamente niente e il cucciolo ne fu così deluso che senza che lui si accorgesse una grossa lacrima cominciò a scendergli lungo le guance, gli bagnò tutto il pelo, poi cadde sul pavimento fatto di terra e di radici d'albero, come se fosse stata una grossa goccia di pioggia, ed ecco che in quel momento avvenne una cosa straordinaria.

Appena la lacrima arrivò sul pavimento, si trasformò immediatamente in una bolla che cominciò a danzare e a salire per l'aria tutta colorata, fece il giro dell'intero archivio del bosco volteggiando su e giù, dentro e fuori dei vecchi libri, e poi con un guizzo finale si infilò nella busta di Blacky e sparì.
Che razza di dono era se lo faceva piangere e poi gli rubava persino la sua lacrima?

Ma fu la voce del vecchio gufo che lo risvegliò dalle sue meditazioni. "Da quanto tempo non piangevi, piccolo?" E lui si rese conto che era proprio tanto tempo che non piangeva, forse da quando era iniziata la sua battaglia contro la sua testa, anzi sicuramente era da allora, perché le lacrime gli si gelavano prima di salire agli occhi e restavano dentro congelate come tante piccole stelle di ghiaccio.

"Vedi Blacky, è questo il dono del libro: ti ha restituito le lacrime, hai imparato di nuovo a piangere. Vedrai che adesso imparerai le storie del bosco".
Gli spiegò che forse lui non riusciva ad imparare alla scuola del bosco perché imparare voleva dire crescere, e lui pensava che se fosse cresciuto la sua mamma sarebbe morta per sempre.

Blacky cominciava a stare così bene, ma così bene, come da tanto tempo non gli succedeva più.
"Posso vedere anche la storia della mia mamma, così magari trovo il dono anche per lei?" chiese Blacky.
Ma questa volta il vecchio saggio fu molto drastico.
"No Blacky, nessuno può venire qui a cercare la storia di un altro, ognuno deve venire a cercare la propria. La storia della tua mamma non è scritta nel tuo libro perché tu sei un'altra persona! Se la tua mamma vuole sapere la sua storia , può venire anche lei qui a cercare di notte nel bosco e si deve aprire un varco per arrivare all'albero di tutte le storie. Allora sì che anche lei potrà conoscere la propria e ricevere il suo dono. Tu se vuoi glielo puoi dire. Questo è quello che puoi fare per lei."

Quando Blacky tornò nella sua tana raccontò la storia del suo viaggio e la sua mamma capì quello che non le era chiaro prima e decise di andare anche lei a compiere il suo viaggio ed ebbe anche lei il suo dono che la fece tornare allegra e contenta come lui se la ricordava da piccolo.

Liberamente tratta da "Il bambino nascosto" di Alba Marcoli (Oscar Saggi Mondadori). Una fiaba su cui riflettere parecchio...nei prossimi post!

Terry
deliziosa. dolce e nostalgica. aspetto di leggere la riflessione che ne deriverà. :)

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