Amore finito, amore irrisolto

Amore finito, amore irrisolto

Quando un amore inizia, nessuno tenta di giustificare questo meraviglioso sentimento. Non c'è un perché all'innamoramento, e le ragioni per le quali ci innamoriamo sfuggono anche all'analisi razionale. Farfalle nello stomaco, stato d'animo alle stelle, ogni problema di salute se ne va, e senza che teorie o ragionamenti tentino di dare un ordine pragmatico a tutto ciò. Quando invece un amore finisce la tentazione di scoprirne le ragioni è forte.

Si vuole capire cosa anima l'altro a non sentire per noi ciò che un tempo sembrava così forte. Oppure ci si ritrova a dare spiegazioni all'altro su di un sentimento che un tempo ci travolgeva ed ora si è sopito. Perché, ci si domanda? Cosa è successo? Cosa non ti piace di me? C'è un'altra..e via dicendo. A queste domande alcune volte si cerca in tutti i modi di dare delle risposte, si intavolano discussioni infinite, si tirano in ballo avvocati o psicologi. Il tutto per sapere le ragioni di un rifiuto. Altre volte invece si decide di desistere dalla umanissima necessità di "sapere" e si sceglie di accontentarsi della propria percezione, del proprio sentire, lasciando certamente alcune ragioni "irrisolte", ma evitando i rischi peggiori che vi possono essere nel gioco delle spiegazioni: la menzogna e l'ipocrisia, capaci di essere assai più devastanti della mancanza di spiegazioni. Così come un amore inizia da sé e così come l'amore si incontra e raramente lo si costruisce (anche quando ha tempi lunghi di consolidamento esso comincia a lavorare da subito), l'amore si rompe per ragioni inafferrabili, come se la nostra parte inconscia staccasse, per necessità che sfuggono al ragionamento, la passione per l'altro. L'amore è un sentimento indefinibile ma forte, incapace di trovare supporto in motivazioni oggettive. Non c'è bellezza, intelligenza, simpatia, acutezza, e quant'altro capace di far innamorare. C'è una persona che è tale nella sua completezza, capace di travolgere il nostro pensiero e portarlo su di una dimensione diversa da quella che ci muove nella quotidianità, nel vivere consueto, nell'agire programmando. Quanti amori a ben guardare finiscono per complicare l'esistenza, finiscono col trascinarci in iperboli di sofferenze. Eppure il motore dell'amore è potentissimo e difficilmente controllabile. Le ragioni per cui ci innamoriamo non vogliamo neanche conoscerle, perché qualche volta possono farci paura, possono contraddire ciò che la nostra mente razionale ci spingerebbe a pensare. Ma molte delle cose che ci accadono sono regolate da un orologio e da un destino che ci sfugge continuamente, e che condiziona la nostra vita in barba a qualunque progetto esistenziale noi vorremmo adottare. Può accadere che un amore finisca, e l'istinto principale è capirne il perché, chiedere all'altro le motivazioni, fare un'anatomia a ritroso delle ragioni dell'amore per spiegarne la disfatta. E' come se tutto ciò che animava l'amore fosse rimasto conservato in una zona franca, al riparo da ogni ragionamento, per poi essere ritirato fuori e buttato sul tavolo per vivisezionarlo al momento della rottura. Un amore finito ed analizzato può distruggere tutto ciò che quell'amore ci ha donato quando era vivo. Può seppellire autostima, fiducia, meraviglia di vita e chissà quant'altro. Chi subisce la perdita di un amore può diventare ossessivo nel comprenderne le ragioni, all'inizio per tentare di ricostruire il rapporto, poi, quando la situazione e irrecuperabile, per trovare conferma a sospetti, supposizioni, autocritiche e veri e propri Harakiri mentali che il rifiutato progetta per se stesso. La prima a soffrirne è l'autostima, che si deve confrontare con la cosiddetta "ferita del non amato". Se l'altro decide di partecipare al gioco delle spiegazioni è quasi certo che mentirà, ma non perché voglia arrecargli meno dolore; mentirà per le ragioni dette sopra: non si sa per certo perché ci si innamora ma non si sa per certo nemmeno perché questo sentimento sparisce; accade, e le spiegazioni non sono rintracciabili in un ragionamento o in un processo mentale razionale. La spiegazione data è perciò quasi sempre un'elaborazione coscia di un processo inconscio, pertanto inattendibile. Fra due persone che hanno compiuto un lungo tratto di vita insieme, e fra le quali per diverse ragioni l'amore si spegne, le ragioni sono un po' più evidenti ai due, perché si conoscono meglio. Le spiegazioni ulteriori non sono così importanti e le analisi finiscono spesso col creare strutture inesistenti, motivazioni false e meccanismi mentali non corrispondenti alla realtà. Fra due persone che invece hanno vissuto un giovane amore tutto è indefinito, tutto è impalpabile, tutto è rinchiuso nel mondo del sentimento, che ci spinge verso l'altro rompendo ogni argine razionale. Se si rompe questo sentimento la ragione è rinchiusa lì dentro, in quel mondo, senza possibilità di risoluzione. Cercare a tutti costi la ragione è doloroso e inutile perché sposta tutto dal piano emozionale a quello razionale, e questo non è adatto a spiegare il sentimento, l'amore, l'emozione e tutto il resto. Se l'amore finisce, oppure è sospeso, oppure attende solo di rinnovarsi in tempi migliori, bisogna prenderne atto cercando di resistere alla tentazione di capire il perché. Non cedere alla necessità (umana, lo so') di mettere le didascalie a tutto, anche ai sentimenti, preserva da devastazioni interiori che spiegazioni false, superficiali, ipocrite o improvvisate possono incombere sulla nostra autostima. Un amore finito in maniera irrisolta non rimane tale per sempre. Anzi, dopo poco tempo il nostro inconscio restituisce quasi sempre le ragioni più autentiche di una rottura, e spesso queste ragioni ci sorprendono e ci rincuorano. Qualche volta, addirittura, una maggiore chiarezza di vedute può permette un più sereno scambio fra le due persone, addirittura un riavvicinamento. Quanti amore solo sospesi annegano definitivamente nel lago acido della lotta di ragione e della polemica! Un amore irrisolto, invece, può risolversi in maniera totalmente inaspettata, qualche volta meravigliosa! Le spiegazioni chiudono, tranciano; le situazioni sospese invece lasciano spazio al destino. Ed il destino decide sempre per il meglio! Io, come tutti, ho amato, sono stato amato, e, nel corso della mia vita mi è capitato di subire ferite d'amore. Ma la mia cura è sempre stata quella di sottrarmi alle spiegazioni, soprattutto quando era la mia curiosità a cercarle. Ho resistito e non mi sono mai pentito di averlo fatto. L'amore fra due persone può finire; l'amore per se stessi, e per il proprio destino deve invece rimanere fermo!

Quando ci si relaziona o ci s'innamora, io credo che si perda di vista se stessi, si vive solo in funzione dell'altro/a nell'annullamento completo e quando accade che il rapporto finisce si cerca per forza una giustificazione che dia forma al vuoto che opprime. Il rifiuto è come dire....non avere più uno specchio dove riflettersi, e si, perchè in fondo per esistere si deve essere nei pensieri di qualcun'altro/a. Chissà forse la psiche umana nella sua fragilità, non è bastante a se stessa. Un abbraccio. ciaoooo
gremus
Ciao Suzanne, Nell'amore che tu descrivi, molto frequente, si sviluppa una dipendendenza che allontana l'amore stesso dalla coppia. Eppure, se stai a ben guardare, ci si innamora di una persona per quello che è, e non si vorrebbe che essa cambi annullandosi in noi. Molte relazioni finiscono proprio per questo, perchè per paura di perdere l'altro si smarrisce se stessi. L'amore per l'altro non deve mai essere sostitutivo di quello per se stessi, ma complementare. Se non amiamo noi stessi come possiamo pretendere che altri amino noi? Un abbraccio anche a te! A presto!
Mariagrazia (non verificato)
"Si possono insegnare tante cose, ma le cose più importanti, le cose che contano di più, non si possono insegnare: si possono solo incontrare." Oscar Wilde La passione intellettuale o sentimentale, è un concetto innato dentro di noi, non si può eludere il sentimento che un oggetto o una persona suscita dentro noi, però allo stesso modo siamo creature dotate di ragione, quindi possiamo controllare il modo in cui manifestiamo quanto quell'oggetto o quella persona ci attrae. Moduliamo, nascondiamo, evitiamo, perchè manifestare veramente quello che proviamo è peggio che essere nudi, perchè far vedere quello che proviamo ci spaventa, perchè facciamo vedere quello a cui teniamo, e nel momento in cui ciò accade diventiamo deboli. Mostrare i nostri sentimenti equivale a donare noi stessi, e sebbene questo sia evidente, l'uomo è un egoista, vuole sentirsi amato, vuole spogliare l'altro della propria intimità, guardare con i suoi stessi occhi. Io direi di vivere le cose, senza farsi troppi problemi, senza riempirsi la testa di domande, e far pesare i nostri disagi e chi ci è affianco. Viviamo e basta. Sinceramente.
gremus
Ciao Mariagrazia la tua analisi, come sempre, mi piace e mi trova assai daccordo!! Ciao!
Giò (non verificato)
Cit. "L'amore fra due persone può finire; l'amore per se stessi, e per il proprio destino deve invece rimanere fermo!" L'amore fra due persone può finire; l'amore per se stessi, e per la vita (il destino non esiste) deve continuare a evolversi. Sono perfettamente in linea con il tuo pensiero sul sottrarsi dalle spiegazioni. Credere alla vita conforta e dà fiducia in un buon futuro, anche se bisogna, pazientemente, lasciar guarire le ferite.
gremus
Fra due persone che si sono anche semplicemente volute bene davvero (anche fra due amici) in verità non serve "sottrarsi" alle spiegazioni perchè queste verranno naturalmente, rispettando la sensibilità l'uno dell'altro. Quando ci si sottrae è perchè si sa che l'altro armeggierà certamente di menzogne o ipocrisie. Allora è meglio lasciar perdere. Sul fatto che il destino non esista io ci sto pensando molto perchè credo che nulla accada per caso e a stare a guardare si ha l'impressione che la sequenza delle cose sia sempre molto coerente con un disegno, il migliore per noi. Sembra quasi che eventi apparentemente casuali piombino davanti a noi per illustrarci la faccia più vera di cose e persone!
Giò
non è il destino, ma il DNA. Detto così è un poco sbrigativo. Ma la spiegazione è lunga e articolata. Bisogna conoscere/ammettere che il DNA è un'antenna e un dispositivo per processi iper-temporali e iper-spaziali. Vabbé... Invece di destino, accetto le coincidenze, che sono guidate dal nostro inconscio e da una parte conscia, se il nostro cervello è aperto. Il problema delle coincidenze è che bisogna saperle vedere. In pratica è un andare per funghi senza trovarne uno. Ma quando passa un buon osservatore: coincidenza! "Ecco un fungo. Eccone un altro... " Per le relazioni finite, sono convinto che serva un approccio da gentleman. Accettare sconfitte e giudizi. E aspettare che si torni nella dolcezza del vivere, in modo commisurato alla nostra serenità e felicità.
gremus
Mi piace il concetto di "daimon" e come lo descrive Hillman, col quale mi ritrovo in molti suoi pensieri (mi ritengo un po' junghiano...). Accetto anche l'accezione più "positivista" (non prendere la definizione alla lettera, è solo per intenderci)legata al genoma. Essere aperti alle indicazioni che ci restituisce la parte inconscia è uno dei miei pilastri, e fa parte del mio quotidiano lavoro personale. Credo infine che stiamo parlando della stessa cosa!! Sulle relazioni finite l'approccio da gentleman è quello che mi viene più naturale...con gentilezza poi si può anche mettere qualche puntino sugli i se si viene presi in giro oltremisura!!! Giusto per non sottostimarsi! P.S. grazie per avere chiesto l'amicizia su FB
Giò
Grazie a te per averla concessa (abbiamo anche amici in comune). In merito all'essere presi in giro sono convinto che un amico non può tradire, in quanto se tradisce perde la qualifica di "amico". Un amore che tradisce finisce come amore. Forse questo atteggiamento sottointende un Ego galattico e un'autostima enorme. Se non mi ami non mi meriti :) E' la saggezza della sponda del fiume...
Giumella
L'amore fra due persone può finire; l'amore per se stessi, e per il proprio destino deve invece rimanere fermo! Ricordo l'immagine di un film, credo "L'ultimo imperatore" di Bertolucci: ad un certo punto una delle due concubine o mogli dell'imperatore, decide per sé, le regole del solito gioco non fanno più per lei. Nell'inquadratura si vede lei che esce dalla porta principale, si gira a guardare per l'ultima volta tutto ciò che sta per abbandonare, poi apre l'ombrello e si incammina sola - e libera - sulla strada del suo cammino unico. Splendido innamorarsi ma anche scoprire di essere innamorati del proprio cuore.

Aggiungi un commento