Scuola: vecchia riforma e nuova controriforma

Mentre si aspetta la fase due, quella governata da chi sa leggere oltre che scrivere, la scuola che sarebbe lì apposta per dire la propria, rimane in ascolto. Sempre più inebetita, suo malgrado.
Aveva appena cominciato a capire cosa passasse per la testa del precedente ministro Moratti, quando la fanteria corazzata di rulli compressori ha cominciato a radere a zero tutto di nuovo: Moratti hai lavorato cinque anni per niente!

Da parte sua la garbata ministro ora sindaco, non è che abbia chiarito per bene a tutti di cosa battesse il cuore della sua riforma.
Poniamo anche che fosse una riforma tendente ad allargare l'offerta formativa dando maggior spazio e risorse alle scuole private: risultati nisba! La Bocconi era già forte prima; molte scuolette private secondarie stanno invece raschiando i muri, vuoi anche perché hanno lucrato sui fondi europei investendo poco. Oggi i fondi si sono assottigliati e, di conseguenza, si assottigliano i muri.

La riforma si diceva favorevole ad una scuola orientata all'allievo e come massima espressione ha introdotto il famoso profilo/portfolio. L'idea poteva anche non essere male, se solo si fosse creato un modello di compilazione univoco e non soggettivo. Che poi gli insegnati ci abbiano messo del loro per scimmiottare l'iniziativa non è da escludere. Tuttavia se vuoi introdurre in orchestra un nuovo strumento gli devi scrivere una parte, altrimenti ci si ritrova ad improvvisare.

Si diceva che la nuova scuola dovesse essere più legata, se non promiscua al mondo del lavoro. E questa parte è rimasta allo stato ideale. Se il mondo del lavoro deve partecipare alla formazione scolastica bisogna pure che qualcuno gli apra la porta. E poi, anche qui, è necessario impostare un metodo attuativo di collaborazione, fatto di opportunità e vantaggi reciproci. Nulla di tutto ciò è avvenuto.

Si sono riorganizzati i piani di studio, i licei, gli obblighi e un po' di altre cosucce. Le cose più facili su cui metter mano, via diciamolo, ma l'anima della scuola con la sua crisi decennale non è stata sfiorata.

Ora, però, si potrebbe ripartire da dove si è, dall'attutale status quo, per completare, modificare laddove necessario, strutturare la riforma scolastica su di una base costruttiva. Invece risuonano le trombe di chi auspica un azzeramento totale: si ritorni all'inizi, neanche dal progetto Berlinguer (ho ancora il suo libretto di sogni sulla scuola). Ci si riassesti sulla meravigliosa scuola anni novanta, dove tutto era perfetto e chissà che cosa gli è venuto in mente a sta' Moratti.

Siamo proprio sicuri che ciò di cui ha bisogno la scuola sia una controriforma coi fiocchi?

Aspettiamo la fase due, anzi no, la tre, o forse la quattro o...

U.FO. (non verificato)
La riforma della signora Moratti è stata tanto e da tutti bistrattata. Da chi ci lavora dentro e da chi, magari senza informarsi troppo, la vedeva da fuori. Parto dal presupposto che la nostra scuola si reggeva 8prima della riforma Moratti) su principi vecchissimi, addirittura dettati qualche decennio fa: questo era inammissibile. sono cambiati i tempi, gli studenti, la società. Cambiare, dunque, si doveva. tra le finalità c'era sicurametne quella di avvicinare mondo scolastico e mondo del lavoro (ne sa qualcosa che tratta appunto i progetti di "alternanza scuola lavoro" e questo non può che essere positivo e di vantaggio pubblico. certo, probabilmente i meccanismi andavano variati e bisognava insistere di più con le aziende, magari anche obbligarle, nell'ottica di una collaborazione utile alla collettività ma anche a tutte la parti coinvolte (scolari, istituti, aziende). Certo, la scuola privata ha avuto una certa piccola rivalutazione (ma non certo economica, sia chiaro) a discapito forse di quella pubblica ma non lasciamoci ingannare. tu citavi la scuola anni novanta: ebbene, allora vi erano un sacco di cattedre vacanti (e non ho mai capito perchè) e tantissimi (troppi) supplenti che gravitavano attorno a quel meccanismo perverso dell'assegnazione del ruolo. tanta gente che lavorava un mese a Milano, uno a Rho, due a Cosenza e così via. Inammissibile. per gli studenti ma anche per i professori stessi. La riforma ha... tagliato questo serbatoio di supplenti volonterosi ma obbligati a lavorare a tempo, riducendo la loro capacità di "dare insegnamento". Non dico che tutto questo non c'è più ma i dipendenti pubblici nella scuola sono calati, con un conseguente congruo risparmio e migliore qualità del lavoro degli insegnanti. Questi, inoltre, con la riforma Moratti sono anche stati obbligati ad ampliare i loro orizzonti inserendo importanti esperienze e nozioni sulla comunicazione, sulla qualità, ecc.. Concordo dunque con te che non vale la pena di ricomincaire tutto da capo ma proprio di partire da ciò che di buono è stato fatto e modificare quello che non va bene (anche gli stipendi degli insegnanti, che sono scandalosamente bassi se si considera il loro ruolo sociale delicatissimo), per portare la nostra istruzione ad altissimo livello, unico sistema per creare una classe dirigente (e governante e sociale) d'altimo livello. U.FO.
gremus
Sarebbe bello ora avere qualche commento di chi la scuola la vive dal di dentro, professori e studenti! Ieri una professoressa si è espressa dicendomi: speriamo che riazzerino completamente questa riforma. Ha ragione o torto?

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