E_learning e Web 2.0

E_learning e Web 2.0

L'eLearning nell'era del Web 2.0 si ritrova a dover cambiare faccia, occhi e pure cervello. Ormai si parla già di un eLearning 2.0 anche se la relaese 1.0 in realtà, utilizzando termini informatici, è stata poco più che una versione beta, cioè un grande esperimento con picchi di efficienza soprattutto di marca americana.
Invece l'eLearning 2.0 è già realtà e, benché la percezione sia ancora debole, rappresenta una rivoluzione copernicana nel modo di imparare online.
Per comprendere la portata del cambiamento è necessario partire dal sistema Web e capire in che cosa consista il Web 2.0.
In questo articolo c'è una descrizione analitica del processo di cambiamento in atto nel mondo della rete. Volendo sintetizzare si può immaginare ciò che è stato il Web 1.0 come un sistema costituito da autori, editori e lettori con ruoli e aspettative distinte. Aprire un sito significava mostrare un proprio brand, una propria attività, al limite una propria idea aspettandosi poi che tramite i motori di ricerca o una diffusione “passaparola” il contenuto del sito giungesse all'attenzione della maggior parte dei frequentatori della rete. Frequentare la rete, dall'altra parte, significava cercare informazioni, partendo da un'idea precisa, da una parola chiave oppure da un portale che guidasse le nostre ricerche in base alle scelte editoriali dei gestori del portale stesso. Questi ultimi rappresentavano gli editori, coloro i quali potevano dare maggiore o minore visibilità al nostro sito.
Poi, gradualmente, presero forza nuovi strumenti di ricerca, il più importante dei quali è stato ed è Google. Non più portali ma motori di ricerca; non più indici ma database accessibili; non più scelte editoriali ma rank, cioè classifiche di visibilità.
Google è stato solo il primo passo verso il cambiamento ma molti altri elementi si succedettero vorticosamente. Il “peer to peer” (P2P) gettò le basi ad una mutazione nell'approccio alla rete. Se fino a poco prima il server (il luogo fisico dove risiedeva il sito) era distinto dal client (il nostro computer), dall'avvento del P2P la distinzione venne ad assottigliarsi. Io potevo ottenere dati direttamente dal computer di un altro utente e viceversa. Il singolo utente diventava fornitore di contenuti sulla rete bypassando a piè pari qualunque mediazione editoriale. I motori di ricerca erano costituiti dai cosiddetti “muli”, software in grado di aggregare informazioni raccolte da tutti i computer collegati.
Il passo successivo fu la diffusione planetaria del “blog”, elemento fondamentale del Web 2.0. Un blog è l'evoluzione del sito, il quale sfruttando la potenzialità dei database, permette un aggiornamento costante dei contenuti, liberando l'utente dalle implicazioni tecniche precedentemente necessarie per la redazione di un sito. Il blog, nato come diario o come bacheca alla quale affiggere pensieri e riflessioni da condividere, è oggi il nuovo modo di intendere un sito internet. Il sito internet statico o dinamico solo nel motore ma con contenuti pressoché fissi, sarà inesorabilmente soppiantato dall'architettura blog. Il sito è il contenuto che vi è presente e sulla base di questo, della frequenza di aggiornamento e dell'interesse dei contenuti, viene indicizzato e valutato dai motori di ricerca. Per costruire un sito basta affidarsi ad uno delle centinaia di CMS (Content Management System) adattandolo con pochi passi alle proprie esigenze grafiche. Il blog è ormai un “must” per chiunque desideri porre internet nel proprio bagaglio di strumenti, senza distinzioni fra singoli utenti o grandi aziende. Prova ne è la comparsa della sezione blog all'interno di siti aziendali, come ad esempio quello di Edelman .
Ultimo elemento fondamentale per comprendere l'evoluzione dal Web 1.0 al 2.0 è la diffusione ormai esponenziale del software “opensource”. Lo sviluppo del software era, nella fase precedente, affidata a grandi o piccole software house le quali vendevano sul mercato degli utenti i loro software dietro il pagamento di licenze piuttosto onerose. L'idea “opensource” fu, inizialmente, quella di sfruttare la rete non solo per le informazioni o i contenuti ma anche per sviluppare software a più mani, centinaia poi migliaia poi milioni di mani, creando pacchetti ed utilities applicative utilizzabili con licenze gratuite.
La grande implicanza dell'opensource nel modello Wen 2.0 non si ferma però alla vantaggiosità economica ma rappresenta un'idea specifica di interpretazione della rete. Se un software può essere “opensource” lo può essere anche una informazione, un contenuto, un progetto, una idea.
E qui siamo arrivati al punto. Il Web 2.0 è un sistema dove utilizzando architetture software “opensource” si possono creare con pochi passi sistemi terminali di partecipazione ad internet (i vecchi siti) dove i propri contenuti sono compartecipati ai contenuti del resto della rete in maniera totalmente aperta. Sul mio blog io posso utilizzare informazioni, fotografie, schemi, documenti, filmati e quant'altro sia a disposizione sulla rete, consapevole del fatto che i miei contenti potranno essere utilizzati da altri allo stesso modo. Ho bisogno di mettere un video sul mio blog ma non ho abbastanza spazio fisico sul mio server? Scarico il video su YouTube e o e metto un link al video sul mio blog. Ciò che è in rete non è più mio ma è messo in comune con il resto del network. Tutta la rete diventa un immenso blog opensouce e la mia forza sulla rete sta nella qualità della mia partecipazione a questo immenso blog.
Inevitabile perciò che anche l'eLearning debba rivedere il proprio modo di rapportarsi alla rete. In linea di massima tutta la rete diventa una immensa piattaforma di eLearning, dove l'imparare è strettamente legato all'insegnare, dove ognuno è docente e allievo, e dove, per il fatto di essere caratterizzato da una logica “open source” pretendere di guadagnare direttamente dalla vendita in rete della propria sapienza, può diventare anacronistico. L'eLearning 2.0 è fuso con il Web 2.0, ne condivide le caratteristiche e le potenzialità. Ancora una volta è necessario che gli operatori ne prendano atto rapidamente rimodulando i propri obbiettivi. Come?
Ne paleremo nei prossimi post.