Liberta' consapevole

Liberta' consapevole

L'individuo di oggi, confronto a quello vissuto solo due o trecento anni fa, ha una libertà di operare scelte, che riguardino la propria vita, immensamente più grande. Ancora nel diciottesimo secolo immaginare di poter scegliersi un lavoro liberamente, indipendentemente dal mestiere del padre, era un esercizio di fantasia. Oggi, in buona parte del mondo, si può addirittura scegliere di cambiar sesso. Per contro questa accresciuta libertà porta con se' nuovi problemi culturali, etici e sociali.
Essere liberi di scegliere della propria vita comporta assumersi una più diretta responsabilità verso l'esistenza stessa, propria e altrui.

Due frasi lette in questi giorni mi hanno mosso a riflettere sulla "libertà di scegliere". L'una diceva che essere liberi significa credere fortemente in qualcosa e lottare con ogni mezzo e contro ogni ostacolo per ottenere il risultato ambito.
L'altra si poneva invece ad uno stato anteriore l'esercizio di una scelta, sottolineando quanto, alla base della libertà di scegliere, debba porsi il dovere della conoscenza, del formarsi una cultura idonea a compiere le scelte più giuste, per se' e per gli altri.

Negli ultimi anni sia le culture liberali sia quelle più conservatrici, hanno costruito tutti i propri archetipi etici e culturali partendo dall'assioma che le libertà vadano difese con intransigenza se non integralismo.
La cultura dell'emancipazione, dell'affrancarsi da qualunque tipo di controllo dottrinale, del relativismo radicale ha difeso la libertà più come concetto aprioristico che come elemento da analizzare a seconda di dove venisse applicato.
Dall'altra parte la cultura confessionale ha continuato a tendere trappole etico-morali a chiunque procedesse verso la conquista di nuove libertà, intendendo queste un movimento di sgretolamento della sua costruzione cosmica: ogni nuova libertà diventa frutto di laicismo e non semplicemente di evoluzione liberale.

Sia l'una che l'altra posizione hanno, invece, ignorato l'importanza della consapevolezza individuale verso ogni scelta. La vera libertà, che se privata si trasforma in liberticidio, deve prevedere che ogni essere umano si comporti secondo la propria cultura, il proprio credo etico, il proprio grado di consapevolezza.

Ovviamente a ciò deve corrispondere un lavoro di educazione e di acculturamento affinché ognuno possa accrescere sempre più la propria capacità di scegliere per il bene proprio ed il bene altrui.

I presidi etici, politici o propagandistici riescono a condizionare le scelte a livello emotivo o, peggio ancora, attraverso tagliole moraleggianti. Ma non uno di questi metodi è riuscito, riesce e riuscirà a dare agli individui la consapevolezza delle proprie scelte e dell'effetto che queste avranno.

Si pensi al divorzio, ad esempio. Oggi pare che le statistiche indichino una tendenza verso l'aumento dei divorzi, soprattutto fra le coppie giovani. E' giusto attribuire alla legge liberale la responsabilità di questo andamento?
Oppure non è il caso di comprendere quali siano i motivi per cui le coppie di giovanissimi non riescono più a mantenere una promessa fattasi troppo frettolosamente?

Non sono un seguace del Dalai Lama eppure una sua frase mi pare assai più interessante rispetto alle molte che sento sull'argomento.

...quando mi chiedono consiglio sul matrimonio, di solito chiedo da quanto tempo conoscono il partner. Se rispondono pochi mesi, dico: "Oh, è troppo poco". Se rispondono alcuni anni, la situazione mi pare più promettente. Dopo anni non si conosce solo la faccia o l'aspetto dell'altro, ma, credo, anche la sua natura più profonda.

Il problema delle coppie divise dopo pochi anni di matrimonio è un problema che supera qualunque legge e qualunque etica, liberale o dottrinaria. E' un problema che implica profondamente la comprensione dell'universo giovanile, oggi lasciato sullo sfondo di un mondo gerontocratico, iniquo e culturalmente oligopolista.

Da una parte, la cultura liberale, impone modelli di matrimoni show, facili e con profumi da Mulino Bianco. Dall'altra la cultura confessionale vorrebbe imporre la fedeltà eterna a giovani che mentre dicono"sì" non hanno nemmeno quel poco di consapevolezza per essere fedeli alle proprie idee. Nel caso qualcosa andasse storto (o più normalmente, nel caso si maturasse) dovrebbe supplire lo spirito di sacrificio, sempre per quel famoso principio che più si diffonde l'infelicità più ci si sente comunità.

Si pensi invece all'aborto ora. Mentre nel caso del divorzio la libertà afferiva direttamente i divorzianti (a parte i casi dove vi sia una prole, la qual cosa rende il discorso più complesso ma non di molto), la scelta di abortire senza una ragione medica precisa, cioè per ragioni anticoncezionali, afferisce all'esistenza di un altro individuo, di un figlio, un essere umano altro.
Nemmeno in questo caso la legge può impedire di compiere una scelta di questo tipo e tanto meno riuscirebbe una deriva di intransigenza etica. Chi vuole abortire già lo fa e continuerà a farlo.
Il punto è capire fino a dove la decisione di considerare l'aborto una pratica anticoncezionale sia supportata da una consapevolezza del carattere omicida dell'atto.

In questo mondo conviviamo con persone che possono uccidere per un motorino, per un parcheggio, per una parolaccia. Come pensare di impedire l'aborto anticoncezionale a chi decide di praticarlo?

Purtroppo vi sono migliaia di persone che ancora provano vergogna ad entrare in una farmacia per acquistare una scatola di preservativi, oppure per andare dal medico per farsi prescrivere la pillola anticoncezionale.
Ciò fa parte di quei modelli socio-dottrinali che portano con se' certamente più danno che aiuto.
In questi casi le libertà vengono soffocate dall'ignoranza, dalla dipendenza dal giudizio altrui, dalla inconsapevolezza totale di essere individui e non greggi più o meno governabili da pastori. L'idea che tutto possa essere risolto con l'esaltazione della castità è semplicemente contro natura e secoli di dottrina a vuoto dovrebbero far tirare qualche conclusione ed autocritica.

Il rispetto per la vita propria ed altrui passa attraverso il rispetto per la vita intesa nel senso più ampio possibile: una vita è fatta di materia corporea, anima, spirito ma anche scelte, idee e comportamenti. L'insegnamento a rispettare la vita, anche ad una coppia che decida con leggerezza di abortire, deve passare attraverso un veicolo di amore e rispetto, un veicolo dove le libertà vengono riconosciute a priori e dove gli abusi si scovano e si prevengono combattendo l'ignoranza e non la cifra morale.

Divorzio ed aborto sono solo due esempi di come l'esaltazione della cultura dovrebbe essere posta all'inizio di ogni riflessione, progetto o tergiversazione attorno al tema delle libertà.

La libertà è un diritto sovrano, ma che non può prevedere un uso inconsapevole e nemmeno arbitrario.
Tuttavia regolare la libertà per diritto laico o confessionale significa privarla del suo carattere di sovranità.
E' la cultura, la scuola, la società civile e religiosa che insieme, con un atteggiamento educativo e non legalistico o dottrinale, devono offrire agli uomini tutti lo straordinario dono di essere consapevoli delle libertà che dispongono.

Finché la legge, di qualunque tipo essa sia, sarà costretta a regolare le libertà, l'uomo continuerà ad essere schiavo della propria ignoranza.

La libertà è partecipare a tutto ciò che le moltitudini di uomini hanno fatto nella storia per rendere questo mondo in cui viviamo più libero.

La libertà nasce e muore nella nostra mente!

Complimenti bel post...
gremus
Infinitamente grazie ad Inyqua

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