L'elaborazione del dolore

L'elaborazione del dolore

Ricevo questa mail da L., mail che si riferisce a questo mio articolo -Nuclei di dolore - di qualche tempo fa.
Salve,mi scusi in anticipo per gli errori di ortografia ma non sono italiana.ho letto il suo articolo "elaborare il dolore" sul suo sito,l'ho trovato bellissimo,toccante. le volevo chiedere,qui si tratta di elaborare il dolore per il perduto amore,grande lezione questa donna.ma per il dolore dell' abbandono di una madre,o un padre abusivo o un fratello suicidio come si fa ad elaborare tutto cio? grazie. 
Cara L., la tua domanda è impegnativa.

Un bimbo abbandonato dalla propria madre si porterà dentro per sempre una profonda "ferita". Quando si maturerà la necessità di "elaborare" tale ferita lo si dovrà fare con l'aiuto di professionisti che sappiano intervenire senza scombinare ciò che invece è rimasto incolume.
Lo stesso vale per i drammi legati all'abuso. L'elaborazione parte generalmente dalla presa di coscienza dell'accaduto. Una bimba vittima di un abuso non riesce a ragionare da subito su ciò che le è successo, ma nel frattempo il dolore "lavora" nella sua mente per anni ed anni. Nell'età adulta è necessario elaborare un intervento capace di ricostruire tutto quel "lavoro" sviluppatosi negli anni.

La scomparsa di una persona cara è più "elaborabile" perché l'emozione che ne consegue è collegata ad un evento di cui possiamo acquisire consapevolezza immediata. Abbiamo la percezione che una fonte di amore è "apparentemente" scomparsa.

L'amore è presente in ogni dove, nelle arti, nella letteratura, nei manuali di psicologia, nelle canzoni. L'amore in effetti è "una" se no "la" più importante ragione d'esistere. L'amore può presentarsi sotto forme diverse: il primo amore che si incontra è quello della madre, poi quello del padre e poi via via gli amori che ci propone il vivere, le passioni le bellezze e le situazioni. Sono molte le fonti di amore e purtroppo è impossibile evitare che qualcuna di queste si inaridisca o si spezzi, recisa dalle ineluttabilità della vita terrena, oppure semplicemente spenta dal mutarsi eterno delle cose. Tuttavia mentre all'amore ci si abitua facilmente, perché l'amore ci rinnova costantemente facendoci rinascere ogni volta che lo incontriamo , al dolore della fine di un amore, e del lutto (la fine di un amore viene sempre vissuta come un lutto) ci si abitua molto faticosamente.

Ogni lutto ci spinge nella solitudine. Anche contando sull'aiuto di altri l'elaborazione ci appare sempre solitaria. E' questo che la rende dura, difficile. L'amore è il contrario della solitudine perché innamorandoci, anche solo di un libro o di un luogo, condividiamo il sentimento con l'oggetto del nostro amore. Invece nel dolore ci sentiamo soli, sempre soli.
Ciò che abbiamo amato e che abbiamo perso era divenuto parte integrante della nostra vita, era in noi, indipendentemente dalla sua fisicità, dal suo essere materialmente vicino. L'amore che lega a chi si manifesta anche in sua assenza, perciò siamo noi a cambiare grazie a quell'amore. Per questo prima ho detto che tutte le volte che ci si innamora si rinasce, perché è inevitabile che ogni innamoramento conduca ad una modifica nel nostro stesso essere.

In noi portiamo e porteremo per sempre l'essenza più significativa che dentro di noi si è formata grazie a quell'amore. Noi siamo il risultato di tutti gli amori che abbiamo ricevuto e offerto durante la nostra vita, dall'amore materno a quello per le persone più care a quello per le passioni più intense. Il grande regista Federico Fellini, poco prima di morire, pare abbia detto con un filo di voce ad un amico: "vorrei poter innamorarmi ancora una volta". Innamorarsi ancora una volta significa rinascere, sperando di scongiurare all'ultimo l'implacabilità della morte.

La solitudine nella quale si elabora un lutto assume un'altra forma se si considera che in realtà l'elaborazione di quel lutto avviene in compagnia del pensiero e dell'essenza che quella persona ci ha lasciato, con la parte di lui o di lei, con la parte di nuovo, che costituisce il frutto di quell'amore. Non siamo soli: siamo portatori sani di chi ci manca così tanto.
Il rinnovamento che si è manifestato in noi può trovare un senso solo se lo diffondiamo nel mondo che ci circonda, se cioè partendo dalla centralità dell'amore, riconquistiamo la forza di rimettere "in circolo" (come dice una canzone) quell'amore nuovo, frutto del nostro nuovo essere.

Qualche anno fa un amico perse un figlio di soli otto anni, a causa di una grave malattia. Il dolore fu immenso e l'elaborazione naturalmente durissima. Però quel padre e quella madre oggi sono persone diverse, mutate più dall'amore scambiato con la loro piccola creatura che dal dolore che la sua scomparsa ha provocato. Sono persone che hanno ripreso la loro attività, hanno diffuso solidarietà ad altri, hanno maturato una consapevolezza più profonda dell'esistenza.

In casi come questi ciò che non bisogna fare assolutamente è chiedersi il "perché" tutto ciò sia accaduto, la ragione di tanto dolore, o peggio ancora, porsi il dubbio di non aver fatto abbastanza. Se, come dici tu L., capita di perdere una persona cara a causa di un suicidio, non serve assolutamente a nulla pensare a "ciò che si poteva fare", a farsi rimorsi, oppure anche solo a cercare di indovinare i motivi di un gesto così definitivo. Noi non siamo in grado di sapere che cosa animi nel profondo il pensiero delle persone che ci stanno intorno, nemmeno di quelle che pensiamo di conoscere benissimo. Tutto ciò che possiamo fare è capire cosa invece stia dentro di noi, ed è già spesso operazione non facile.

L'elaborazione del dolore e del lutto passa perciò dalla scoperta di ciò che dentro di noi è cambiato grazie all'amore che ci è venuto a mancare. L'umanità non si rinnova soltanto tramite la procreazione, ma anche attraverso il tramandare l'essenza vitale di ciascuna persona che attraversa la finestra della nostra vita. Questa trasmissione avviene attraverso i vivi che portano in se l'essenza degli amori che si incontrano lungo l'esistenza.

Il dolore esiste, e il suo decorso non può essere né deviato né spezzato. Esso deve essere sostituito tramite l'elaborazione dalla consapevolezza di avere in sé una forza nuova, una luce nuova una potenzialità d'amore nuova da propagarsi tutt'attorno.

Magari per far "rinascere" ancora, magari per rinascere ancora!

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