L'abitudine alla crisi

L'abitudine alla crisi

Ci si può abituare alla crisi, tanto da farsela scivolare addosso con abitudine? E' possibile che aziende giovani, naturalmente proiettate verso il futuro, si lascino cullare dalla "crisi" come se fosse un "brodo" comodo e famigliare? La sensazione che colgo durante i colloqui che intrattengo ogni giorno è che questa crisi, la crisi italiana, stia diventando giorno dopo giorno la mappa comoda per interpretare il mondo, che cambia in maniera ineluttabile, e per il quale non si hanno ancora guide sicure. E allora meglio inventarsi quotidianamente "salvagenti per crisi", comodi appigli che ci consentano di continuare a nuotare in acque melmose ma conosciute. E per il futuro? E la pianificazione? E gli investimenti? Tutto fermo perché tutto ciò, per chi si è abituato alla crisi, non appartiene al vocabolario della crisi! "Adda passà 'a nuttata", dicono a Napoli. Il problema è che al mattino, solo chi ha sognato e chi è ai primi posti riuscirà a cavarsela, mentre tutti gli altri dovranno rincorrere, e per alcuni sarà troppo tardi! La crisi è un segnale che invita al cambiamento, al miglioramento, a pensare al futuro, alla pianificazione ed agli investimenti.

Tempo fa ho scambiato alcune opinioni con l'amministratore delegato di una azienda di trasposti milanese. Mi raccontò che avevano appena acquistato sul mercato due piccole imprese di trasporti purtroppo fallite. La sua teoria era semplice: in momenti di crisi è normale che vi sia chi si spaventa, si ritrae e poco alla volta si spegne, e chi invece mette fuori i paramenti migliori e mostra a tutti la sua forza. I primi soccombono; i secondi fiorisco. Due modi opposti di leggere la stessa crisi.

Poi c'è una terza vita, la più subdola e pericolosa: è quella che specula sulla crisi, espandendola il più possibile e mantenendola "pesante" sulla schiena di tutti. Questa via è la preferita di tanti politici, pensatori prezzolati, furbi (ma incapaci) imprenditori, i quali "cavalcano" la crisi comportandosi come se questa non dovesse mai più finire. Sono quelli che parlavano di crisi già dagli anni ottanta, e che tra una crisi e l'altra hanno monetizzato per le loro singole tasche tanto da arrivare a supporre che le "crisi" siano davvero dei momenti magici per prelevare quattrini in maniera totalmente opportunistica.

Voglio essere chiaro: la crisi è promossa e patrocinata da queste figure che insistono ad installarci la convinzione che con la crisi dovremmo convivere per due, tre, tanti anni; sono i giornalisti che ci sbandierano davanti il fantasma dello "spread" ma che tacciono le realtà speculatorie di accise mostruose sull'energia, di tassazioni pazzesche sui nuovi imprenditori e sulle iniziative di qualunque foggia e dimensione.

La crisi c'è per chi la vuole! Per chi invece la interpreta come un segnale di allarme è ora di muoversi, di innovare, di formarsi, di imparare nuove tecniche, nuove strategie, nuovi modi di intraprendere e di inventare.

La crisi è l'occasione migliore per unirsi a chi ha idee, per ampliare le proprie mappe e le proprie ambizioni, per investire i risparmi in innovazione e soprattutto formazione evitando che il permanere della crisi trasformi quei quattrini in inutile carta straccia.

Se non si sa come leggere il futuro c'è chi può offrirci qualche nuova mappa per ampliare le possibilità e le visioni.
La crisi è una voragine che attende di essere colmata di futuro e di iniziative. Altrimenti ci penseranno i soliti a riempirla, mentre noi stiamo a guardare!

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