Il Direttore e la Leadership: Herbert von Karajan

Per molti anni ho ritenuto Herbert von Karajan il più grande direttore d'orchestra del '900. Forse perché ho studiato direzione con un suo allievo; forse perché ho una passione per il repertorio romantico e post-romantico, che poi è quello dove Karajan ha dato il meglio di sé; forse perché ero affascinato dal modo professionale, impegnato e profondo con il quale faceva il suo lavoro. Karajan quando saliva sul podio era un Leader carismatico, attentissimo, preparatissimo. Fosse una prova, o una semplice audizione tutto era programmato sin nei minimi particolari. Nulla era abbandonato al caso e pochissimo spazio era lasciato all'improvvisazione. Oggi la gran mole di registrazioni, video e documenti che Karajan ha lasciato ci restituiscono l'essenza di tutto quel lavoro e curiosamente qualche sua musica, priva della sua figura, risulta qui e là statica, prevedibile, a tratti addirittura noiosa. Cosa manca talvolta alla produzione di Karajan? Manca la percezione che davanti a lui ci fossero altri artisti, altri musicisti che nell'insieme facevano con lui musica. Karajan era un leader che aveva grande rispetto per i suoi musicisti; l'orchestra era per lui un grande strumento musicale, a patto che nessuno discutesse o semplicemente proponesse idee diverse dalla sua. E nessuno lo faceva!

Non vorrei offrire un "assist" a chi critica Karajan per le sue "disponibilità" verso il regime nazista. Questa è tutta un'altra storia. Io sto parlando del Karajan leader, che ottenne dalla sua "squadra" risultati talmente grandi da divenire nel tempo il simbolo della Direzione d'orchestra. E' interessante capire come impostava il rapporto con i collaboratori per mettere in luce alcuni particolari che quando si parla di Leadership ogni tanto si sottovalutano.

Sgombriamo il campo anche da alcune considerazioni che hanno importanza marginale. E' vero che tra gli anni quaranta e ottanta del secolo scorso, gli anni in cui Karajan fu sulla scena mondiale, le orchestre erano poco "sindacalizzate" e pertanto un direttore poteva esercitare il suo "dominio" con una facilità che oggi non sarebbe consentita a nessuno. Ma a lui riuscì di portare le orchestre che dirigeva, ed in particolare i "Berliner Philarmoniker" a livelli esecutivi elevatissimi, a tutt'oggi ineguagliati. Nonostante il suo stile "egemonico" l'intesa artistica che aveva con la sua orchestra era straordinaria. Non è certo che conoscesse, dopo trent'anni, i nomi dei suoi orchestrali, ma ai fini musicali il suo approccio era perfetto.

L'elemento che lo contraddistingueva era una preparazione meticolosa su ogni lavoro al quale si dedicava, una sicurezza in se stesso e nei suoi mezzi totale, una capacità di decisione, anche nelle situazioni più ingarbugliate, davvero unica. Era in grado di stabilire in pochi minuti se una certa sonorità era adatta ad una sala di concerto, se una luce valorizzava l'orchestra (e se stesso) in una certa posizione piuttosto che in un'altra, se per quella produzione era meglio questo o quel cantante. Karajan non dava mai l'impressione perdere il controllo. Esponeva il suo pensiero a bassa voce, costringendo gli altri a far silenzio per ascoltarlo. Rara qualunque sua discussione; piuttosto lasciava ai suoi assistenti il compito di raccogliere opinioni e lamentele, e si affidava a loro per conoscere gli elementi necessari a trovare una soluzione che, prima di tutto, doveva convincere se stesso.

In uno stile di Leadership di questo tipo la personalità sicura e forte del leader è decisiva. Naturalmente bisogna anche avere il talento per prendere decisioni che si dimostrino azzeccate. Se si lavora in un team e si ha un capo che inanella scelte vincenti si può anche provare piacere a lavorare in quel team. Non necessariamente è importante condividere le ragioni delle proprie scelte con tutti i componenti della squadra; non necessariamente ascoltare la base, chiedere pareri, far sentire tutti partecipi del processo decisionale è un elemento di gratificazione per ogni componente del gruppo. Se a capo della squadra c'è un leader capace di far stare tutti benissimo, di diffondere benessere ed appagamento, di infondere sicurezza, allora potrebbe (forse poteva, come dirò più tardi) andare bene anche uno stile di leadership fermo ed egemonico.

Gli orchestrali di Berlino rispettavano e amavano Karajan perché grazie a lui avevano goduto di trent'anni di successi e di risonanza planetaria. Ogni violinista sapeva che il suo compito era dare il massimo suonando il violino, mentre per tutto il resto c'era lui, il direttore stabile, Herbert von Karajan. Il leader sicuro e accentratore deve avere la capacità di far star bene tutti i suoi collaboratori. Se ciò avviene i suoi "ragazzi" normalmente non avranno problemi ad essergli riconoscenti e a dargli il massimo della collaborazione.

Le cose si mettono male quando un leader fa il capo senza avere la potenzialità di esserlo, senza prendere decisioni che facciano sentire la loro positività su tutto il team, nessuno escluso. Molti altri direttori d'orchestra hanno tentato di imitare Karajan, ma non hanno avuto un briciolo della sua preparazione, della sua dedizione totale al lavoro ed allo studio, della sua capacità di concentrarsi su ciò che faceva in maniera quasi totale. Praticava la meditazione zen e lo yoga proprio per poter dare tutto se stesso mentre lavorava. La leadership come la intendeva Herbert von Karajan era uno stile professionale con lo scopo di ottenere risultati grandissimi, secondo i suoi piani.

Se vi è stata una componente controversa è stata quella di aver rinunciato al contributo umano, complementare, laterale e liquido che il team può dare quando si sente partecipe, oltre che di un benessere e di un appagamento,anche di un progetto creativo che vada oltre il proprio ruolo specifico. Il suo stile e la sua arte erano perfette in un mondo dove persino lo stesso concetto di interpretazione musicale era ancora da consolidare nella percezione degli ascoltatori. Il modo unico, forte, alpestre con cui Karajan faceva musica era "l'interpretazione della musica", tanto che per qualche anno dopo la sua morte si ebbe la sensazione che, ad esempio, Beethoven non potesse essere interpretato in alcuna altra maniera.

Gianandrea Gavazzeni, direttore d'altri tempi ( ma altri davvero, persino quando ancora dirigeva) arrivò a sostenere che Beethoven non dovesse essere più eseguito, e ci ha scritto pure un libro. In realtà il Beethoven di Karajan oggi a me personalmente non piace più, per la sua pesantezza e per la sua rocciosità. Partitura alla mano ci si accorge che poco spazio è lascito alle trasparenze, alle voci di tutti gli strumenti, alle personalità di ogni musicista, così importanti per un autore che ha fatto della libertà il suo cruccio esistenziale. Claudio Abbado, direttore anch'esso grande sebbene controverso, ha fatto un'operazione azzeccatissima: ha ridotto il numero di archi per far trasparire maggiormente la struttura dei fiati. Ed è affiorato un nuovo Beethoven.

Un direttore di oggi deve confrontarsi con le idee che gli provengono dal suo team, dalla sua orchestra, dalle piccole sfumature che ogni singolo strumentista sa tirar fuori mentre sta lì seduto a suonare davanti al suo direttore. Un direttore che oggi si presentasse davanti alla sua orchestra con un'idea interpretativa troppo solida e chiusa ai contributi dei suoi orchestrali finirebbe col non giungere a nulla. Se non altro perché Karajan poteva disporre del numero di prove che gli erano necessarie per ottenere ciò che voleva. Oggi al direttore vengono date due o tre prove e lì dentro deve costruire tutto.

Saper cogliere i contributi che provengono dal proprio team diventa qualità indispensabile per ottenere un risultato minimo. In realtà persino la mentalità dell'orchestrale di oggi, come anche del lavoratore, è mutata. Tutti sono consapevoli che le difficoltà di un periodo storico e sociale non facile presuppongono un contributo di pensiero comune. Tutti si sentono un po' partecipi di un progetto di rinnovamento importante e cruciale, per noi e per i nostri figli. E' vero, come ho detto prima, che un gruppo guidato da un leader illuminato potrebbe ancora oggi lasciarsi guidare con serenità. Ma chi oggi può davvero sentirsi così forte da prendersi l'intera responsabilità di gruppi, persone, lavoratori, famiglie e tutto il resto?

Karajan è stato un grande direttore, ma nato oggi avrebbe i suoi problemi. Oggi, che lo si voglia o no, la condivisione fa parte dello stile di Leadership, a qualunque livello e per qualunque attività.

La prossima volta parlerò dell'esatto opposto di Herbert von Karajan: Leonard Bernstein

Giò
bel reportage sul personaggio. Vorrei rispondere con 3 parole (a buon intenditor...) "Ravel George Pretre"
francesco
Il carattere accentratore e dispotico di Karajan è stato tanto rassomigliante al Mahler direttore d'orchestra. Karajan in più ha avuto. secondo me oltre ai caratteri su citati, anche quello istrionico. Anche in Simon Rattle trovo molto istrionismo nelle sue direzioni orchestrali. Franco
gremus
Giò e Francesco, sul "trinomio" Ravel George Pretre direi che si tratta di una unità "trina". Se togli Ravel da quell'unità la faccenda si fa meno solida, anche se stiamo parlando sempre di "divinità" in campo direttoriale.... Concordo con Francesco sull'istrionismo di marca Boemo-austriaca di Karajan. Su Rattle non sono così preparato...però so che il carattere non gli manca!

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