Progettare una presentazione 2: come porsi

Le presentazione delle quali ci stiamo occupando in questa piccola serie di articoli, sono quelle dove il relatore, colui che espone la presentazione, è presente in carne ed ossa davanti al proprio pubblico. Chi presenta si pone perciò al centro della scena assumendo un vero e proprio ruolo di attore che recita su di un soggetto di cui è anche autore e regista.

Il modo con il quale si interpreta il ruolo di relatore non è perciò molto differente rispetto a quello che adotta un autentico attore alle prese con un autentico soggetto teatrale. Condurre una presentazione significa perciò interpretare il ruolo di "relatore".

Interpretare un ruolo teatrale è una delle esperienze più straordinarie che si possano sperimentare nella vita. E' per questo che esistono decine di compagnie teatrali amatoriali, le quali provano e si esibiscono per il semplice gusto di esibirsi su di un palcoscenico, di fronte al pubblico.
Interpretare significa dar vita ad un personaggio il quale può essere simile dal punto di vista umano e caratteriale a chi lo interpreta ma anche totalmente diverso. La magia, persino terapeutica, dell'interpretazione teatrale sta proprio nel confronto che si pone all'attore fra ciò che lui è intimamente e come invece deve apparire, attraverso di lui, il personaggio da interpretare.

La somma fra la figura umana dell'attore e quella del personaggio rappresentato costituisce l'unicità dell'interpretazione, che poi è il senso del teatro stesso. Si può rivedere dieci volte la stessa commedia rappresentata da dieci compagnie teatrali diverse, sicuri di trarne ogni volta elementi nuovi, scaturenti proprio dalle diverse interpretazioni.

Riassumendo potremmo dire che interpretare significa calarsi in un ruolo, consapevoli di ottenere un compromesso fra ciò che si è e il ruolo che si vuole interpretare.
Se dovessimo interpretare il ruolo di Otello studieremmo a fondo il personaggio partendo dal testo Shakespeariano per poi estenderci alla monumentale letteratura che ormai accompagna il soggetto.

Dovendo invece rappresentare il ruolo di "relatore" durante una presentazione, a quale testo ci affidiamo? Dove troviamo le guide interpretative?

Se si è proceduto con ordine, stabilendo e preparando prima di tutto i contenuti della presentazione (vedi articolo precedente), a ben vedere il testo su cui costruire l'interpretazione già l'abbiamo: è la scaletta stessa della presentazione. Essere consapevoli che quella scaletta sarà la nostra guida anche per porla adeguatamente è un punto essenziale per ottenere un buon risultato scenico.

Nelle scuole di recitazione si insegna prima di tutto a "vivere" il personaggio, cioè a condividere in maniera talmente profonda sia le parole, sia lo stato d'animo del personaggio, da identificarsi emozionalmente con esso.
Anche i contenuti di una presentazione si possono condividere emozionalmente arrivando persino, nel momento in cui la si espone davanti al pubblico, a sentire e vibrare intensamente per ogni concetto espresso.

Davanti al pubblico si cessa di essere il signor X che cerca di convincere tanti signor Y; si diventa invece una idea X che cerca di farsi comprendere dal pubblico.
Cerchiamo di spiegare meglio il concetto con un esempio.

Supponiamo di dover presentare a delle mamme una teoria sul come aiutare i bambini troppo chiacchieroni a scuola ( a proposito, i bambini sono i più bravi a vivere emozionalmente tutto ciò che dicono).
Dopo aver preparato la scaletta e tutti i supporti alla presentazione dobbiamo decidere come presentarci in pubblico. Molte teorie sulla comunicazione insistono sulla postura, sull'abito, sul tono di voce, sullo sguardo, sulla necessità delle metafore o degli aneddoti o delle slides, eccetera.

Poche invece pongono la loro attenzione sul modo in cui il relatore partecipa a ciò che sta dicendo.
Un relatore in perfetto stile "esperto" si presenterebbe alle mamme, dopo essersi assicurato che le stesse abbiano ben chiaro il motivo per cui è un "esperto", e poi, con modi da cattedratico, non cesserebbe mai, lungo tutta la presentazione, di fare l'esperto, curando bene la forma, la postura e l'aplomb. Mostrerebbe le sue slides voltando le spalle al pubblico, leggendole insieme al pubblico e corredandole con qualche approfondimento, battuta o aneddoto. Risponderebbe con sufficienza a qualche domanda delle mamme ed alla fine tutte lo applaudirebbero pur non avendo ben capito dove stia la nuova teoria.

Calarsi invece nel cuore di una presentazione significa dimenticarsi di essere esperti, relatori, professori, docenti o quant'altro. In quel momento si diventa un'idea, una teoria, un pensiero; null'altro, assolutamente null'altro, dovrà impegnare il nostro "essere mentale" sul palcoscenico.
Essere un'idea, piuttosto che presentarla, significa porsi un unico obbiettivo di fronte: passare questa idea al pubblico che sta di fronte. Il nostro vestito, la nostra postura, l'ansia da palcoscenico, il ricordarsi ciò che si deve dire, lo sguardo e quant'altro, passano tutte in secondo piano, perché sovrastate dalla necessita impellente ed insopprimibile di comunicare l'idea, cioè, in quel momento, tutto noi stessi.

Le mamme sapranno sicuramente riconoscere quale idea stiamo portando avanti e quale forza animi quella stessa idea. E non baderanno se qualche volta incespichiamo nel discorso oppure se, concentrati nell'esposizione dell'idea ci si ritroverà a fissare per trenta secondi il pavimento.
Anche il ruolo delle slides o dei filmati cambierà da quello di "memorandum" per il perfetto comunicatore a quello di complemento all'esposizione di un elemento che costituisce l'idea generale.

Molte, moltissime presentazioni, sono caratterizzate da vaghe idee, vagamente partecipate dal relatore tutto preso però a interpretare se stesso, o la lotta alle proprie ansie, o l'ambizione di ottenere risultati.

Rimanendo in tema di consigli alle mamme, più o meno un annetto fa ho partecipato, in qualità di papà, ad una conferenza di uno psicologo il cui tema era il rapporto fra genitori e figli.
Lo psicologo era un sacerdote, il quale certamente aveva molte idee ma non ben organizzate; fra l'altro era chiaro che utilizzava come guida una serie di slides utili per parlare di molte cose diverse, dall'iperattività di alcuni bimbi, alla pipì a letto di altri.
Ma la cosa che ha reso la conferenza praticamente inutile se rapportata all'idea che avrebbe dovuto far passare al pubblico, è stato l'atteggiamento quasi cabarettistico che lo psicologo-sacerdote ha adottato per tutta la conferenza. In pratica il sacerdote (forse, in quel caso, non troppo psicologo) ha cercato in tutti i modi di interpretare non un'idea, ma il ruolo del sacerdote moderno, farcendo in maniera barocca un tema serio con battute, barzellette, ammiccamenti, doppi sensi, e dialettalismi.
La serata è stata divertente ma non ricordo assolutamente (non lo ricordavo già il giorno dopo) quale teoria avesse voluto comunicare. Grande successo, comunque, fra le mamme.

Non basta perciò avere un'idea da comunicare; bisogna anche condividerla emozionalmente e renderla l'unico oggetto della presentazione da comunicare.

Poi è chiaro che, in seconda battuta, sono importanti alcuni comportamenti, abitudini e regole che rendono l'approccio scenico al pubblico efficace e rispettoso. Mi riferisco all'abito, alla postura, allo sguardo al tono della voce, e a tutte le attenzioni da porre alla propria figura scenica ed al pubblico.
Ma tutte queste attenzione devono essere considerate "prima" di presentarsi di fronte al pubblico e mai "mentre".

Anche la postura, lo sguardo ed i tono della voce, sono importanti elementi che però possono essere curati e migliorati solo attraverso un lavoro da compiersi giorno per giorno; devono diventare naturali, devono entrare nel nostro bagaglio quotidiano del rapportarci col pubblico.
Se la nostra postura è normalmente un po' sommessa, non sarà il pensarci durante una presentazione che la migliorerà: saremmo a tratti un poco più innaturali ed, in compenso, perderemmo contatto con l'idea che dobbiamo esporre.
Lo stesso vale per la capacità di guardare negli occhi l'interlocutore o per l'abitudine a non sentirsi a disagio davanti al pubblico. Concentrarsi sull'idea è il miglior modo per sconfiggere in breve qualunque ansia o qualunque timidezza. Le idee, a differenza delle persone, non sono timide se sono profonde ed emozionalmente condivise.

Il tono della voce ed il ritmo di declamazione sono di grande importanza per una esposizione efficace. Attori e giornalisti seguono corsi di declamazione specifici e solo grazie a questo lavoro preparatorio sono in grado di esprimersi con chiarezza e perfetta comprensibilità.

Tutto ciò che riguarda il ritmo è fondamentale in una presentazione. Alternare momenti intensi a testimonianze di vita; ragionamenti complessi a piccoli aneddoti. Tutto però seguendo una regola ritmica che miri a comunicare l'idea centrale della presentazione.
E per questo che nel prossimo articolo ci dedicheremo alla componente "ritmo" in una presentazione.

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