Multimedia e comunicazione

Multimedia e comunicazione

Tutto é comunicazione. Anche un volteggio al trapezio é comunicare, emozioni, sentimento di sfida alla natura, giochi di figure corporee. L'arte stessa, un dipinto, una sinfonia, una fotografia o un film di Kubrik, é comunicazione.
Se perciò, nel predisporre una presentazione o una conferenza, si intendesse avvalersi di contributi multimediali, sarà utile essere consapevoli del contributo comunicativo proprio di ciascun mezzo.

In questo articolo saranno introdotte brevemente le caratteristiche basilari dei principali mezzi 'artistici' di comunicazione: l'immagine ferma (fotografia o disegno), l'immagine in movimento (video) e la musica.

L'immagine statica ha la proprietà di essere osservabile dal pubblico nella sua interezza per cui ogni angolo, ogni estremo ed ogni elemento possono essere ritenuti soggettivamente il centro comunicativo dell'immagine.
Sta nell'abilità del fotografo il riuscire a ritrarre il soggetto affinché l'occhio dell'osservatore sia guidato proprio su ciò che il fotografo desiderava fosse il centro dell'immagine. Lo stesso vale per il disegnatore, il quale è avvantaggiato dal poter mettere nell'immagine solo ciò che ritiene funzionale al soggetto stesso.

Con l'immenso proliferare delle macchine fotografiche anche la quantità di immagini amatoriali si è moltiplicata è così può capitare di servirsi di uno scatto nel quale si vede un soggetto, pensando ad uno scopo, ma ritrovandosi poi il pubblico attratto da qualche altro particolare vanificando così lo scopo prefisso.
E' di straordinaria importanza esaminare l'immagine scelta affinché risponda a ciò che attraverso di essa si vuole indicare o sottolineare. Allo spettatore non deve essere lasciata la possibilità di porre l'attenzione su particolari distraenti.

Si supponga di voler mostrare l'immagine di una facciata architettonica, allo scopo di evidenziarne il colore. Se vicino al margine inferiore si vedono, foss'anche appena, due ragazze che passeggiano, sarà molto probabile che la prima attenzione del pubblico (maschile o femminile) andrà alle ragazze. Questo perché è istintivo identificare tracce di presenza umana in qualsiasi immagine proposta. La presenza umana fornisce punti di riferimento per apprezzare le dimensioni degli oggetti ritratti, oppure per fissare la struttura prospettica dell'immagine.
Tutto ciò, utile se la facciata dovesse essere valutata per l'impatto ambientale, risulta inutile per il colore, e finisce con lo spostare l'attenzione del pubblico su altri fattori estranei allo scopo prefisso.

Come già detto nel precedente articolo Memoria e comunicazione un relatore od un conferenziere deve porsi sempre l'obbiettivo primo di rendere la presentazione la più facilmente memorizzabile. L'attenzione rivolta all'analisi delle immagini utilizzate può rivelarsi di straordinaria importanza proprio ai fini della memorizzazione dei concetti esposti.

Ogni immagine ha poi un suo carattere intrinseco, una sua poesia, un suo significato, che spesso deriva da fattori complessi e non sempre direttamente riferibili al soggetto rappresentato.
Un disegno al tratto risulta normalmente più schematico ed essenziale di un disegno ampiamente colorato. Una complessa tavola a colori può essere adatta per una presentazione dove la percezione ha una grande importanza comunicativa, meno se invece si sta semplicemente mostrando un organigramma.

Talvolta si usa un'immagine satirica o comica in contesti seri, allo scopo, si pensa, di alleggerire l'esposizione. E' bene usare l'artificio con molta attenzione perché è facilissimo conferire a tutta la presentazione un tono di leggerezza, che spesso equivale a dire: "potete anche distrarvi, se lo volete".

Le immagini in movimento presentano meno rischi delle immagini fisse, perché in esse l'occhio umano è più abituato a seguire con fermezza il soggetto, come si fa nella vita quotidiana, lasciando gli altri elementi sullo sfondo.
Ma l'uso del video comporta un altro tipo di rischio da non sottovalutare: rallenta enormemente il ritmo della presentazione.
Il pubblico si reca ad una conferenza perché vuole sentire la viva voce del conferenziere, e trarne così informazioni. Anche il video passa informazioni, ma di altro tipo e di altro genere.

Una volta, durante una mia conferenza, volli provare a far passare un video dove oltre alle immagini, c'era la mia voce che illustrava ciò che si vedeva. Ebbene, il pubblico si distraeva, arrivando perfino a chiacchierare fra di loro. Quando ho deciso di togliere la mia voce dal video e dire le stesse cose di persona, ciò non accadeva più. Questo perché il pubblico voleva sentire me, dal vivo, ed il video lo accettava solo come complemento alla mia trattazione.

La capacità del pubblico di mantenere la concentrazione su di un video proiettato durante una presentazione non supera i due o tre minuti. Trascorsi i tre minuti quasi tutti cominciano a chiedersi: "allora quando riprende a parlare?".

La stessa identica cosa vale per la musica. Come direttore d'orchestra ho tenuto qualche centinaio di conferenze di divulgazione musicale.
Potrà apparire curioso, ma il pubblico, durante le conferenze musicali, sopportava poco l'ascoltare musica: non sono mai riuscito a far sentire un brano, nemmeno se eseguito da interpreti straordinari, nemmeno se tratti da videoregistrazioni famosissime, che durasse più di 3 o 4 minuti.
Quando il pubblico comincia a guardarsi in giro, o a frugarsi nelle tasche, o a leggere il programma stampato che ha fra le mani, l'attenzione è già altrove. Ogni ascolto di 3 minuti doveva essere intervallato da 10 minuti di trattazione. E' per questo che molti giovani musicisti rimediano sonore delusioni facendo "divulgazione musicale". Pretendo di far ascoltare una sinfonia intera per poi dire quattro cosette a completamento. Meglio ascoltarsi la musica in pantofole a casa propria!

Fra l'altro il cominciare a leggere il programma di sala mentre si ascolta musica, avviene anche durante i concerti veri e propri, e ciò è dovuto alla subentrata incapacità di rimanere concentrati per molti minuti, talvolta per ore, semplicemente ascoltando musica. I musicisti devono prendere atto di questa incapacità per riformulare i loro programmi da concerto e il loro modo di porsi al pubblico. Ma questo è il tema di un altro articolo.

La musica, nelle conferenze non musicali, viene utilizzata come sottofondo alla relazione, oppure come colonna sonora ad una presentazione di immagini o di un video.
Individuare la colonna sonora più adatta alle diverse circostanze è un'arte, e una volta quest'arte era affidata a professionisti veri e propri: i sonorizzatori.
Per creare una presentazione è impensabile rivolgersi ad un sonorizzatore, tuttavia il compito di creare una colonna sonora adeguata deve essere svolto con molta attenzione, possibilmente con la consulenza di un musicista.

Le sensazioni che ognuno di noi trae dalla musica sono molto personali e spesso si differenziano anche radicalmente fra persona e persona.
Tempo fa mi fu chiesto di formare una colonna sonora energica, anzi energizzante ma in un contesto pacato e semplice (niente Rock o Wagner per intenderci).
Proposi alcuni brani di Mozart e Beethoven, ma l'idea non piacque. Ripiegai sul jazz di alcune Big Band americane. Al committente la proposta piacque e presentò in tre occasioni la sua conferenza con le musiche scelte.
Dopo la terza conferenza mi chiamò e mi disse che quella musica creava euforia ma non l'energia che lui intendeva evocare; inoltre sentiva che le sue parole mal si legavano alla musica.
Riproposi Mozart e Beethoven. E tutto funzionò alla meraviglia, con successo e soddisfazione.
Ma io fui pagato una volta sola! Cose che capitano.
La musica ha un potere comunicativo fortissimo ed universale e perciò ad essa va dedicata attenzione e competenza.

In questa breve introduzione ho voluto offrire qualche spunto di riflessione sul metodo di costruire le proprie presentazioni o conferenze.
Dal prossimo articolo inizierò un ciclo di interventi sulla tecnica di porsi davanti al pubblico, sul modo di parlare, di argomentare, di caratterizzare le proprie presentazioni.

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