Il Direttore e la Leadership: Leonard Bernstein

Lenny Bernstein era, nel rapporto con la musica e con i musicisti, l'esatto opposto di Herbert von Karajan, di cui ho raccontato in questo articolo. Niente yoga o zen, niente macchine veloci o ritratti con aquile e cime alpine. Il Bernstein che ricordo io era accompagnato da un bicchiere di whisky e l'immancabile sigaretta. Karajan si muoveva come un albatro da ammirare e avvicinare con deferenza; Bernstein era un magnete, capace di contagiare intere platee di entusiasmo palpitante. Lavorare con lui era esaltante, a condizione di partecipare al flusso di passione ed esclusività che richiedeva al lavoro. Al bar tutti amici e pacche sulle spalle; in orchestra si da' il massimo, tutti, senza scuse. Uno stile di Leadership involontario ma immediato, naturale, ma non sempre efficace.

Leonard Bernstein aveva imparato a far musica nei music-pub di New York, suonando jazz in compagnia di studenti universitari e musicisti di ogni tipo. Un'esperienza determinante e che manca a molti che si ritrovano per caso ad avere ruoli di leader. Molti "capi" sono sempre stati capi; sebbene possano conoscere le caratteristiche del lavoro che coordinano, non hanno fatto esperienza a sufficienza nel rapportarsi "gomito a gomito" con tutti i fattori produttivi. Nella musica la cosiddetta "gavetta" era più formativa di scuole e corsi di formazione raffinatissimi. Si imparava il "saper fare" insieme al "sapere". Oggi invece si cerca di sapere tutto ma si improvvisa sul metodo.

La leadership è invece soprattutto metodo e stile, e Bernstein imparò l'uno e l'altro nel suo periodo Bohèmien, quando agli studi affiancava l'apprendistato come pianista. Bernstein non ha mai abbandonato la sua passione totale per la musica, per tutti i generi, per il dirigere, il suonare, il comporre. Suo il famoso musical "West Side Story", sue le conferenze televisive per diffondere il gusto della musica. Il suo approccio alla musica era totale e questo, involontariamente, lo pretendeva anche dagli altri. Quando decise di registrare il suo musical con cantanti lirici si scontrò proprio con la realtà, che non è sempre a nostra immagine.

Per Bernstein il tenore Carreras doveva essere in grado di cantare con la stessa bravura sia Traviata sia West Side Story, ma così non accadde, e ormai celebri diventarono i durissimi sguardi del direttore durante le registrazioni. La Leadership di Bernstein diede un amplissimo peso alle cosddette "risorse umane" ma fu incompleta in un senso: quello di trascinare nell'entusiasmo anche chi in quel turbine non ci poteva entrare per inadeguatezza rispetto all'obiettivo. Non è un errore di poco conto, e secondo me il motivo per cui un musicista davvero straordinario come fu Leonard Bernstein ebbe una qualche difficoltà nel farsi apprezzare dalla critica e da una parte del pubblico, sta proprio in questa entusiastica miopia.

Tornando al parallelo con Karajan, Bernstein non era propenso a progettare tutto nella propria mente cercando attorno a se' le persone e gli strumenti più adeguati per realizzare l'obiettivo. Karajan era capace di posticipare una produzione fino al momento in cui quel particolare cantante che aveva in testa non fosse disponibile. E quel cantante era stato selezionato fra centinaia. Anche Bernstein selezionava, ma più su di una visione entusiastica, emotiva, quasi amichevole. Studiava moltissimo ma nel momento in cui si presentava sul podio tutto poteva cambiare, anche solo per una luce dell'ambiente capace di evocare in lui sensazioni particolari. Orchestrali e cantanti dovevano avere l'abilità di lasciarsi coinvolgere in questo eterno mutare, questo ricreare ogni volta. Un solista abituato ad ancorarsi ad un modello interpretativo sicuro poteva soffrirne moltissimo.

Quando però capitava che la sintonia era stabilita, quando tutto cominciava a palpitare con lo stesso ritmo e la stessa emozione, la musica diventava viva tanto da riuscire a coinvolgere anche i muri ed i lampadari. Sagra della primavera a Tanglewood; orchestra di giovani; pubblico di giovani; lui in camicia e pantalone bianchi sul podio; fuori una brezza d'agosto. C'è chi ha visto le colonne della sala danzare, i seggiolini vibrare, gli orchestrali agitarsi come se davvero stessero interpretando un rito propiziatorio a cui è legato il futuro dell'intera umanità. Chi c'era non lo dimenticherà mai. La Sagra di Karajan invece? Congelata dalle temperature dei ghiacciai salisburghesi; quella di Boulez smembrata durante l'autopsia…

Bernstein non avrebbe mai cercato di analizzare il suo lavoro in termini di Leadership. Lo faccio io perché sto proponendo modelli diversi legati ai direttori d'orchestra, che comunque, lo vogliano o no, sono e sono stati dei leader. Bernstein era un Leader inconsapevole che aveva un'unica mira: fare musica come piaceva farla a lui. In questo senso ebbe la fortuna di essere dotatissimo, di avere un carisma contagioso, di saper coinvolgere chiunque con il semplice entusiasmo. Però, misurando la produzione, si scopre che questo tipo di atteggiamento appassionato gli precluse alcune strade fondamentali. Nell'opera lirica, ad esempio, Bernstein fece poco, e ciò non perché a lui non piacesse. La vera ragione è che la complessità della conduzione industriale di un'opera presuppone doti di Leader molto solide.

Wolfgang Sawallish o Riccardi Muti, due direttori d'opera e di teatri, erano musicisti ed anche manager, e la loro funzione manageriale la assolvevano con la consapevolezza di essere Leader. Bernstein invece non avrebbe mai accettato di dirigere un teatro. Nella necessità, fra diventare GeneralMusikDirector a Monaco e tornare a suonare il piano a Broadway avrebbe sicuramente scelto la seconda.

Non un "servo della musica" come si definì Bach; ma un meraviglioso pittore di emozioni musicali, questo sì!

Raffaele Napoli
Caro Bruno, per serendipità trovo questo sito. Ho creato su facebook un gruppo sulle scuole di direzione d'orchestra. Sarebbe interessante se tu dessi il tuo contributo dando qualche notizia su tecnica e poetica relative alla scuola di Karajan. Ho studiato con Sergiu Celibidache per 10 anni e vorrei fare chiarezza appunto su ciò che davvero ha sustanziato varie scuole di direzione dato che molto fumo e poco arrosto è quello che troppo spesso resta dopo una analisi più approfondita. Aspetto fiducioso. Raffaele Napoli P.S. Nulla ci vieta di stabilire un contatto indipendentemente dal contributo su facebook per interloquire approfonditamente sulla direzione d'orchestra. napoli.raffaele@fastwebnet.it
gremus
Ciao Raffaele, curiosamente proprio oggi ho scritto un articolo sulla serendipità! Sono ben contento di partecipare alla tua pagina Fecebook sulla direzione d'orchestra. In alto a destra c'è il mio nick su FB. Così posso vedere la tua pagina. A presto!

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