Formazione: ora di un primo bilancio!

Formazione: ora di un primo bilancio!

Formazione: ora di un primo bilancio!

Sono stati i tempi dove per ottenere grandi numeri da Google o Yahoo bastava immettere 'Music' o 'Footbal'. Oggi si ottengono discrete performance anche cercando 'Formazione', 'Corsi' e derivati.
Ormai la formazione post-scolastica ha una storia anche in Italia. E' passata attraverso le fasi dei master, del 'consulting', dei finanziamenti europei, fino al coaching. Insomma di strada ne è stata fatta e si può cominciare a tirare qualche linea di bilancio.

Il principale benchmark di riferimento potrebbe essere quello dell'andamento della crescita del nostro belpaese. Bastano poche parole: siamo il fanalino di coda d'Europa. Persino la Grecia fa meglio di noi. Le responsabilità sono distribuite su diversi fronti ma il mondo della formazione, scuola e università comprese, non possono tirarsi fuori. La crescita, pur essendo influenzata da diversi agenti macroeconomici, dipende anche dalla qualità dei diversi fattori che contribuiscono a formare il Pil fra i quali la capacità di affrontare e muoversi su mercati in costante mutazione, l'abilità e l'affidabilità del sistema imprenditoriale, oltre che del sistema Italia in generale, l'efficenza del management privato e pubblico, la maturità e la consapevolezza attiva di tutte le forze lavoro. Dall'alto in basso, dai Ceo agli apprendisti, tutti partecipano alle sorti dell'economia nazionale e, ormai, mondiale.

La duttilità, la modernità, l'analisi, la capacità di adattarsi alla mutevolezza dei mercati, il cambiamento degli stili di vita, la disponibilità di mezzi tecnici, insomma, tutto ciò che l'evoluzione culturale e tecnologica hanno portato di nuovo nel modo di lavorare, produrre e vivere, costituiscono i fattori che più di tutti hanno prodotto le grandi crescite economiche nel mondo. E, guarda caso, sono le competenze che il mondo della formazione si è preso l'onere di fornire alle figure imprenditoriali, alle strutture manageriali e ai lavoratori tutti.
Perché l'effetto di questo importante ruolo in Italia è stato così debole?

In perfetto stile ' due più due deve far quattro” verrebbe da dire che il problema sta nella qualità dei formatori. In parte è vero. La qualità della formazione dipende da molti fattori e non sempre la perfetta competenza di settore è sinonimo di efficienza formativa. Nemmeno la sola esperienza è garanzia a meno che non sia supportata da una profonda conoscenza del nuovo, dalla modernità. Conosco formatori, con una lunghissima esperienza nel settore di pertinenza, ma che non sanno cosa sia Google, che preferiscono il fax alle Email e che non prevedono nemmeno lontanamente di creare una presentazione su slides, preferendo il metodo “io parlo per due ore: se tu mi ascolti e non ti annoi bene altrimenti che sei venuto a fare?”.
Dall'altra parte sono altrettanto poco efficienti i formatori ipertecnologici dall'effetto sostanzialmente poco differente dalla lettura di un buon libro.
Il formatore deve riunire in sé conoscenza, modernità, capacità tecnologica e, soprattutto una fortissima carica comunicativa, simile a quella dell'attore teatrale. Un uditorio annoiato dipende sempre ed esclusivamente da un relatore noioso e poco interessante. Di questo parlerò in maniera approfondita nei prossimi post.

Ma il problema non sta tutto nella qualità della formazione, che, va detto, è spesso condizionata dalla scarsa valorizzazione che il sistema economico concede a tutto il settore formativo e scolastico. La formazione da' i suoi effetti proporzionalmente alla sua diffusione e alla sua reale implementazione nei processi produttivi e manageriali.
Accade spesso che l'azienda proponga ad una piccola parte del suo management un percorso formativo immaginando poi che questa riesca a coinvolgere l'altra parte dei collaboratori in processi che richiedono una partecipazione motivazionale oltre che metodologica.
Oppure accade che un soggetto torni da un corso di formazione proposto dalla sua stessa azienda (spesso per obblighi contrattuali), e si ritrovi a non poter mettere in pratica ciò che ha imparato per mancanza di mezzi idonei. Le pubbliche amministrazioni, ad esempio, che fra l'altro vengono spesso additate per inefficienza, usano frequentemente mandare una parte dei loro dipendenti a frequentare corsi di alfabetizzazione informatica, oggi finalmente più orientata alle tecnologie online piuttosto che ad Office. Al termine del corso il dipendente, provetto internauta, si ritrova sulla scrivania un computer Windows 95 con modem 56k.

Questi sono solo alcuni dei principali motivi per i quali la formazione in Italia sembra non aver prodotto effetti imponenti come altrove. E sono i motivi per i quali un primo bilancio urge.
Certo, ci sarebbe poi il tema del ruolo della scuola e delle università.
Tutti temi per i prossimi post.