Un padre a fuoco

Un padre a fuoco

I media principali sono ormai diventati organi di informazione scandalistica, spettacolare e superficiale. Così, se accade che un padre tenti di darsi fuoco in diretta televisiva, la notizia che buca è il gesto, non le drammatiche ragioni che vi stanno sotto.
Fa niente se quel padre abbia tentato di infliggersi una sofferenza atroce per amore paterno, non egoistico, ma sublimato dal solo desiderio di vedere, sentire vicino e parlare al proprio figlio.
Non egoistico, appunto, perché se così fosse, allora che dire di una madre che sottrae alla vista del padre il figlio per tredici anni, senza il minimo scrupolo, cedendo a questa barbara intenzione solo per intervento giudiziario.

Un figlio è sempre una creatura a due, finanche nelle soluzioni più contorte. E' possibile che per contratto taluni decidano che il padre o la madre non compaiano nella vita del figlio e su questo si potrebbe mettersi in coda alle migliaia di discussioni già in corso. Io, per inciso, difendo i diritti di chiunque si muova nella legalità. Da un punto di vista etico difendo il diritto di contrattualizzare il concepimento, di adottare le tecnologie più disparate, ma poi, non appena una creatura venga alla luce, sono perché a questi sia riconosciuto il diritto di avere un padre ed una madre. Un padre ed una madre presenti, almeno fino a che le leggi di vita, non quelle degli uomini, lo impediscano.

Le coppie saltano per aria per diversi motivi e qualunque analisi semplificatoria finirebbe per non apportare un contributo al problema. Non è nemmeno appurato che la separazione rappresenti, per i figli, il male peggiore. Ci sono famiglie regolate dall'ipocrisia, dall'astio e dal "dovere superiore all'amore", che rendono i figli non meno sofferenti di pacifiche separazioni. Ciò che diventa letale per i figli, e anche per i genitori, è l'assenza, il non esserci, il divieto di vedere, parlare ed abbracciare il proprio genitore o figlio: è il dover abituarsi a pensare come "morta" una persona viva, che è carne della tua carne.

Penso che nel grande dibattito etico sulla difesa della vita, sin dalle origini più remote, sussista questo "vulnus" questo vuoto di interesse, come se il crescere renda le persone progressivamente meno difendibili. E sarei ancora più critico verso chi, in maniera pregiudiziale, decidesse che il frutto di un disfacimento familiare fosse globalmente, genitori e figli, indifendibile, da lasciar marcire nel misfatto. Se la difesa di un istituto, come la famiglia, supera la difesa dell'individuo è una difesa dubbia, ancorché inefficace.
Padri, madri e figli rimangono tali oltre qualunque scelta, rivoluzione o contrattualizzazione e di questo, sia l'apparato etico che quello giuridico dovrebbero prenderne atto.
Non è accettabile che un genitore privi l'altro genitore di poter avere un rapporto con il figlio. Arrivo persino ad ipotizzare che una chiara presa di posizione etica e giuridica in questo senso potrebbe costituire materia di riflessione per una coppia in crisi, forse superiore alla condanna morale.

Padri madri e figli sono una famiglia, rimangono sempre una famiglia, anche in una drammatica diaspora.

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