Pacifismo per il Congo

Pacifismo per il Congo

Esiste un pacifismo passivo ed uno attivo. Il primo è quello delle bandiere arcobaleno intermittenti: per unifil no, per iraq sì interpretando quella ferraglia che i militari si portano dietro talvolta come armi, tal'altra come attrezzi di scena. Il secondo pacifismo, quello attivo, si impegna a fare il possibile per ricondurre alla pace territori dove gli uomini sono in guerra. E' un pacifismo impegnato, consapevole di dover provocare e non solo attendere la pace.

Al pacifismo attivo sono pure noti quali e quanti siano i conflitti che dilagano sul globo terrestre. Sanno che, oltre ai conflitti medio-orientali, bruciano le terre della Cecenia, della Colombia, del Congo, di Haiti, del Kashmir, della Nigeria e del Sudan, solo per citarne alcuni.
Talvolta si tratta di conflitti massacranti, dove gli uomini sono ridotti a vere nullità pur riuscendo ad individuare con chiarezza chi fa cassa.

Nel Congo, ad esempio, è in corso una sottile e spaventosa guerra solo apparentemente interna. In realtà gli interessi in gioco sono mondiali e perciò opportunamente taciuti. E' una guerra da 1200 morti al giorno, 400.000 vittime l'anno: una ecatombe. Tra il 1997 ed il 1998 il conflitto ha provocato quattro milioni di morti. Nel 2003 è stato firmato un accordo di pace che non è riuscito a pacificare un territorio dove, ormai, confluiscono interessi multinazionali, prepotenze interne e povertà immani.
In Congo il problema non sono i conflitti interreligiosi ma il controllo degli immensi giacimenti minerari che insistono sul quel territorio: diamanti, cobalto, rame, oro, bauxite, uranio, manganese e soprattutto, oggi, cassiterite. Il cassiterite è un minerale dal quale si ricava lo stagno e che è balzato fra i maggiori interessi internazionali da quando vige il divieto di utilizzare il piombo per le microsaldature su computer e telefonini.

La guerra è per il controllo delle miniere, per trarne i maggiori profitti. E' per questo che le multinazionali sembrano non partecipare direttamente al conflitto. La guerra è interna, fra bande di contrabbandieri, trafficanti, piccole società controllate da minerarie estere, eserciti corrotti e migliaia di uomini costretti ad una sorta di schiavitù. Tutti questi si combattono senza regole: l'obiettivo è vendere alle multinazionali, che comprano chiudendo occhi e orecchie.
Ogni diritto umano è sospeso consegnando la semplice sopravvivenza al caso, alla decisione di uno dei tanti taglieggiatore armati posti fra la miniera ed il luogo dove si cosegnano, per pochi dollari, chili di cassiterite pronta per essere trasformata in componenti ad alta tecnologia.

Chissà quante bandiere arcobaleno hanno visto i minatori congolesi torturati o mutilati per aver soltanto chiesto una briciola di rispetto umano?
Chissà quanto apprezzerebbero un pacifismo attivo capace almeno di far conoscere quotidianamente, all'opinione pubblica ,quale spaventoso traffico, non telefonico, si annidi dietro il nostro piccolo telefonino.

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