La voce dei bambini

La voce dei bambini

I bambini ed i ragazzi sono afoni agli orecchi della nostra società, della politica e delle istituzioni.
A loro è assegnata una scuola vetusta e vittima di speculazioni politiche. Gli insegnati, che in quanto ad esperienza di ascolto dei bambini e dei ragazzi, sono esperti più di chiunque altro, sono perlopiù ignorati lasciando a politici e burocrati l'onore di farsi interprete dei pensieri giovanili.

Eppure la visione infantile ed adolescenziale potrebbe essere di grande aiuto persino nel dirimere questioni che investono il microcosmo adulto. L'immagine che i bambini si fanno del mondo, assai poco a misura di bambino, è spesso disarmante per semplicità di struttura e per immediatezza.
Sulla povertà, come ricorda Veltroni, i bambini si dolgono non per il vederla ma per il fatto stesso che essa esista. Poi si diventa adulti e si finisce con accettare come giuste le profonde iniquità di un sistema che ancora, dopo millenni, non si è reso capace di rendere tutti gli uomini liberi e con pari dignità.

Vai a spiegare ad un bambino il perché il proprio padre poliziotto guadagna "x" ed il figlio di un eurodeputato invece può raccontare di guadagni da "x per 15".
Vai a spiegare perché tu non puoi permettere a tuo figlio la bocconi ed invece il figlio di un notaio si. Per non parlare poi di tutti quei bimbi che non nasceranno mai da coppie di precari o flessibili, come va di moda chiamarli.
In Chiesa domenica il prete dell'oratorio ha parlato ai bambini di aborto. Ma gli aborti mentali, quelli che spingono le coppie a non procreare per impossibilità a mantenere la prole, sono tanti, tantissimi, e assai più complessi da spiegare.

Il potere ai bambini ci offrirebbe una società sicuramente migliore, perché non ancora immersi in quel macrocosmo di ipocrisia che ormai regola il cosiddetto "quieto vivere", quello che ci ha fatti, noi adulti, abituare a vivere nella "cacca" pur giudicandola bella e giusta.
Mi sorprendo quotidianamente sulla stupidità che spesso devo adottare per non dire a mio figlio la semplice verità, e cioè che in questo strano mondo che viviamo i valori, i principi di eguaglianza e fraternità, l'onestà e la fiducia nel prossimo, valgono molto meno del potere e del soldo.

Ai bambini bisogna mentire, raffigurando loro un mondo che a mala pena esiste, che fa di loro delle "alice nel paese delle meraviglie" ma che poi finirà ineluttabilmente con portarli allo scontro con la realtà più bieca. E poi giù a parlare di disagio adolescenziale, di delinquenza minorile di disadattamenti e di gioventù bruciata.

Ai bambini non piace la politica e noi crediamo che sia perché non siano in grado di capirla. In verità loro capiscono che è un esercizio di follia senza ragioni perché non concepiscono come si possa prendersela con un televisore, con un giornale o con un monitor.
Se un bambino discute o litiga lo fa con una persona, che a sua volta ascolta e reagisce. La politica di oggi è invece schizofrenica perché ci getta addosso tutte i suoi rifiuti di combustione producendo invece in modo autonomo e nascosto. La partecipazione è un'illusione. Altro che democrazia.

Le istituzioni dovrebbero investire molto di più nel parlare ai bambini e soprattutto nell'ascoltarli.
Parlare ai bimbi li costringerebbe a scegliere se mostrare il lato che credono sincero e pertanto assai poco accettabile dai bambini, oppure mentire; mentire raccontando loro il mondo che ogni uomo penserebbe come giusto ma che loro stessi non fanno nulla per ottenere.
Poi, dopo aver parlato sarebbe terapeutico stabilire dove hanno mentito per davvero e quanta autentica menzogna regga il loro essere quotidiano.

Ascoltare sarebbe di straordinaria importanza, se non altro per ritrovare la parte migliore di se' stessi, per comprendere in quale modo i buoni pensieri possano, diventando adulti, essere soffocati in quel mare di "cacca" che noi chiamiamo normalità, giustizia e benessere.

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