Il turismo materia prima d'Italia

Il turismo materia prima d'Italia

Oscar Giannino, sul Messaggero di oggi, centra il problema ma rimane su di un piano macroeconomico: l'Italia deve ripensare il turismo come fonte economica primaria, come autentica materia prima sulla quale fondare una buona parte del proprio Pil e delle proprie speranze di risanamento. Possono giocare buon ruolo il rilancio dell'Enit oppure l'abbassamento dell'Iva o dell'Irap gravanti sulle imprese turistiche: ma non basta! Tutto ciò formerebbe solo un contesto più favorevole al rilancio del turismo. Poi, però, è necessario metterci la testa e l'anima giacché attrarre turismo non è come produrre tondini. Qualche spunto.

Innanzi tutto il turista è una persona in carne ed ossa e per tanto è fondamentale trattarlo come tale, rispettandolo, coccolandolo, rendendoselo amico e fedele. Il turista non è solo cliente, che come si dice ha sempre ragione, ma è molto di più: è un tipo di cliente che vive insieme all'operatore turistico, ne condivide spazi e tempi. Mentre chi entra dal salumiere valuterà a casa il salame che si è comprato, il cliente turistico valuta un prodotto che comprende anche la faccia, i modi e le attenzioni che ha ricevuto da chi glielo ha venduto.

In Italia, allo stato attuale, il turista è spesso bistrattato, non rispettato, a volte truffato, spesso deluso. Si comprano servizi turistici che si rivelano di qualità non commisurata a ciò che si è pagato, le complicazioni sono sempre dietro l'angolo, le facce degli operatori turistici sono spesso imbronciate e sufficienti. Persino noleggiare un'auto in Italia può diventare macchinoso. So chi, in Sicilia, ha vissuto vere odissee per noleggiare un veicolo per tre giorni.

Un turista entra in un bar e non sa mai quanto finirà col pagare un caffè; il servizio al tavolo è diventato più costoso di un catering a casa propria; nelle camere d'albergo c'è sempre un rubinetto che non funziona, un letto che s'imbarca o una sedia con una gamba sbilenca.
Questa estate volevo fare una settimana in Sicilia e non sono riuscito a trovare un villaggio che avesse un sistema di aria condizionata. Le pale, mi proponevano, che sappiamo, a 30 gradi, girano e basta. Ho optato per le Canarie, dove tutto sembra più semplice e conveniente.

Tutto ciò per dire che i provvedimenti di macroeconomia sono importanti ma non direttamente proporzionali al riassestamento del comparto turistico, che ha perso negli ultimi 10 anni il 20%.
E' necessario che gli operatori turistici vengano formati all'eccellenza, non solo per se stessi ed i propri affari, ma anche per imparare a dare un servizio migliore e più accurato ad un cliente sempre più esigente, e poi per non danneggiare, con un comportamento assurdo, la propria attività, la caratura turistica dell'intera Italia e pure il Pil. Formare dunque, formare davvero, oltre che defiscalizzare.

Poi c'è la faccenda che riguarda il "cosa" offrire al turista una volta che ha mangiato e dormito.
E qui si entra nell'altro grande campo delle potenzialità ambientali, e culturali d'Italia.
In Italia abbiamo splendidi mari (non so per quanto ancora), splendide montagne e un clima favorevolissimo. Basta tutto ciò?
Possiamo allora buttare tutto il nostro patrimonio artistico e culturale? Siamo sicuri che il turista non venga in Italia perchè ancora, nel suo immaginario, l'Italia è terra di musicisti, pittori e poeti?

Ultimamente qualcosa si è mosso per cui si sono allestite più mostre, si sono fatte più rappresentazioni e più concerti. Ma non basta, non è sufficiente. L'Italia deve diventare, perché lo può con poco sforzo, il centro dell'arte europeo, a costo di importare, insieme al gas, al petrolio e all'energia elettrica, attrattive culturali anche dall'estero. La stagione turistica italiana è lunghissima, se non estesa ormai a tutto l'anno. Una così ampia copertura turistica va seguita senza sosta, moltiplicando le iniziative e tirando dentro tutte le potenzialità professionali che offre il nostro paese.

I più di novanta conservatori di musica producono musicisti professionisti di alto livello ma anche di basse prospettive professionali. Da noi si preferisce offrire ad un turismo mitteleuropeo concerti eseguiti da orchestre tedesche, ungheresi, rumene e quant'altro. In pratica le stesse che sentono a casa loro. Perché? Che differenza passa?
Lo so che prenotare una serata di un tour di un'orchestra rumena costa meno che ingaggiare un'orchestra italiana. E perché allora non fare dei tour di orchestre italiane? In Italia e magari anche all'estero? Perché ci sono troppi balzelli enpals, inps, siae, collocamento, ecc. da pagare? E' vero, ed ecco una materia per il legislatore da rivedere, materia seria e molto più influente sul nostro Pil di quanto si pensi!

Insomma, il nostro turismo è prezioso e primario per le sorti economiche del paese.
Giannino ha fatto bene a ricordarlo. Ora se lo ricordino anche gli operatori!

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