Il fronte Nigeria c'e'; ma non se ne parla

Uno dei tre italiani rapiti in Nigeria ha riottenuto la libertà. Il problema però rimane intatto nella sua drammaticità e problematicità, dato che ancora due persone rimangono sotto sequestro.
La Farnesina si stai adoperando in tutti i modi per risolvere la situazione, tuttavia mentre il fronte nigeriano si presenta di una complessità tale da richiedere i cosiddetti "piedi di piombo" sarebbe bene se l'attenzione dei media non fosse così gracilina.

Mentre si moltiplicano gli appelli affinché alcune delle ragioni addotte dai rapitori (che rimangono rapitori comunque) siano accolte, pochi però cercano di fornire un quadro adeguato per orientarsi nell'ingarbugliato scacchiere nigeriano.

La Nigeria è una terra martoriata da conflitti interni sin dal 19° secolo. Alla base di questa conflittualità sta la composizione etnica e religiosa del paese: vi convivono più di 250 etnie diverse, religiosamente divise fra Cristianesimo animista e cattolico, Islam, e una miriade di piccole ed ataviche tradizioni cultuali. Questa polverizzazione etnica, che da sempre ha posto problemi di vicinato, è divenuta un serio problema quando i paesi stranieri hanno iniziato a sfruttare l'immenso patrimonio metallifero, e poi energetico, del paese. Le invidie e le gelosie fra le etnie hanno costituito i primi motivi di sanguinoso conflitto.

Nel 1914 il nord ed il sud vennero unificati e nel 1960 l'intera Nigeria ottenne l'indipendenza dal controllo britannico senza che vi sia stata una adeguata preparazione alla svolta.
Il risultato fu l'inizio di una massacrante guerra interna nella quale le etnie, le religioni, il nord, il sud, partecipano senza esclusione di colpi in un conflitto dove tutti sono contro tutti.

I colpi di stato si moltiplicano fino ad oggi; il nord musulmano nell'88 impose la legge islamica gettando il paese nel vortice delle guerre di religione. I morti si contano a migliaia.

In questa situazione, a tutt'oggi irrisolta, la Nigeria divenne un importante centro di interesse per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. In particolare nei pressi del golfo del Niger, a sud del paese, le grandi compagnie petrolifere occidentali, le companies insediano le loro basi di estrazione. Il petrolio nigeriano è tanto e di ottima qualità perché a basso tenore di zolfo.

Mentre il nord della Nigeria tenta di forzare il controllo sul sud, proprio a causa degli interessi economici occidentali, anche le diverse etnie meridionali iniziano a competere fra di loro per aggiudicarsi i contratti di lavoro con le grandi compagnie petrolifere. Una lotta suicida che costringerà le companies petrolifere a isolare sempre più le proprie strutture di pompaggio. Motivo per cui molte stazioni sono offshore, cioè in mezzo al mare, al riparo da attentati e sabotaggi.

Tuttavia proprio le companies petrolifere hanno diverse responsabilità nel quadro catastrofico nigeriano. Innanzi tutto hanno sistematicamente concesso minimissime quote di reddito alle popolazioni nigeriane, privilegiando i poteri forti e la propria personale convenienza.
A ciò va aggiunta una devastazione ambientale causata da una scelta tecnologica che ha, davvero, dell'incredibile.

Il petrolio nigeriano, di ottima qualità come già detto, ha però la caratteristica di fuoriuscire misto a gas, preziosissimo gas, il quale per essere separato dal petrolio necessità di tecnologie avanzate e processi complessi. La soluzione adottata dalle compagnie petrolifere è quella, sin dagli anno '80, di bruciare nell'atmosfera il gas, sprecando così una immane quantità di risorsa energetica e inquinando gravemente l'atmosfera stessa, alimentando i "gas serra" più di quanto faccia l'intera Africa sub-sahariana.
Già dal 1985 ci sarebbe la possibilità tecnologica di separare il gas dal petrolio ma sino ad oggi non è stata messa in atto alcuna soluzione. Ogni giorno in Nigeria viene bruciata una quantità di gas esorbitante, sprecando ed inquinando, e privando di risorse naturali un paese già martoriato.

Le popolazioni nigeriane protestano perciò sia perché le ricchezze generate dall'estrazione di petrolio, e di gas, siano ridistribuite equamente, sia perché cessi la devastazione ambientale; anche se ogni etnia lotta per se stessa, cercando di togliere qualcosa all'etnia vicina. E tutto il sud (dal quale muovono i clan di rapitori) è contro il nord (che rappresenta il potere nigeriano), e viceversa.
Questo rende complessa la gestione di qualunque processo diplomatico.

Ora però, da qualche anno, si è aggiunto sulla scena un nuovo protagonista economico, che scombina ulteriormente le carte. Si è aggiunta la Cina.
La Cina ha saputo sfruttare il momento di indecisione delle companies occidentali, provocato dall'instabilità del paese, per concludere accordi favorevolissimi con alcuni consorzi che gestiscono i giacimenti petroliferi. Gli accordi fanno parte di un progetto di espansione amplissimo che vede la Cina impegnata su molti fronti africani, sia di tendenza "rossa" sia semplicemente favorevoli a relazioni economiche improntate ad una maggior disponibilità di investimento.
Oggi la Cina acquisisce già il 28% del proprio fabbisogno petrolifero dall'Africa, e la Nigeria, posta all'estremo della propria direttrice di penetrazione, rappresenterà dal 2008 uno dei principali fornitori.

In questo complesso quadro va ad inserirsi pure la propaggine "jihadista" che sfruttando il corridoio subsahariano (Sudan, Ciad, Nigeria) aumenterà sempre più il controllo religioso e politico, cercando di sottomettere il sud cristiano.

Questo sono solo alcune delle componenti che fanno la questione nigeriana, e la questione dei nostri connazionali rapiti, intricata ed infiammabile.
Ogni mossa deve essere valutata da una infinità di prospettive.

Tuttavia sarebbe buona cosa se l'opinione pubblica italiana fosse resa partecipe dei progressi almeno tanto quanto lo è stata per i rapiti di Iraq.

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