Berselli e i Venerati Maestri

Berselli e i Venerati Maestri

Il libro di Edmondo Berselli “Venerati Maestri” (Mondadori) è in libro molto ben scritto, avvincente per l'impostazione ma furbetto: quasi un libro da “soliti stronzi”.
Già perché parte da una impostazione fondamentale: il “Venerato Maestro” è da ricercarsi esclusivamente nei Vips, nelle persone che con abilità non comuni riescono ad alimentare la loro sapienza da maestri pur frequentando senza posa il circolo mediatico.
Escludendo, ad esempio, Arbasino che preferisce i salotti, Magris che preferisce i caffè triestini e Ferrara, uomo mediatico per declinazione stessa del suo lavoro, molti altri supposti “Venerati Maestri” lo sono in quanto popolari e, appunto Vips, e non tanto per maestria.
Benigni, Moretti, Battiato, Guccini, Biagi, Bocca, Mieli, Baricco, Fallaci, Fo sono senz'altro figure rappresentative della moderna cultura italiana, nel bene e nel male, ma da qui a considerarli “Venerati Maestri” passa la traslazione, il teletrasporto nella dimensione dell'”oltremediatico”, dove si è ontologicamente Maestri oltre che Venerati, anche senza l'esposizione quotidiana ai raggi delle alogene da studio. Venerati come Sartori potrebbero divenire subito Maestri, rinunciando all'abbronzatura catodica.
Berselli potrebbe obiettare: “Bravo te'! Ma proprio questo volevo dire. Il mio è un'ironia sui cosiddetti “Venerati maestri”.
Chiaro, l'abbiamo capito. Ma la sottile sensazione che se ne trae al termine è che per essere, in un modo o nell'altro, considerati “Venerati maestri” bisogna sottilmente rimanere “soliti stronzi”, fino in fondo.
Un suggerimento per tutte le “Giovani Promesse”.