How To: come arredare la casa. Introduzione

Fare l'Architetto è ancora uno dei mestieri più belli del mondo. Ed è tanto più bello quanto più l'incontro quotidiano con i protagonisti delle mie giornate si arricchisce dello scambio di opinioni, esperienze, professionalità e competenze. Scambio grazie alle quali riesco a dare un senso completo e compiuto al mio lavoro ed a quanto disegno e costruisco.
Tra i tanti protagonisti con i quali amo dialogare ci sono loro, i clienti, o meglio, gli utilizzatori ultimi degli oggetti che disegno, delle case che arredo, dei negozi che allestisco, dei palazzi che progetto. Una schiera di uomini, donne, bambini, tutti quanti accomunati dal desiderio di raccontarmi come loro, nei loro sogni, nella loro fantasia e nei loro desideri farebbero quello che in realtà sto facendo io per loro.

Riconosco che non è sempre facile sposare l'estro ed i desideri dei miei clienti con le comuni regole del mestiere. Mestiere che vede la stesura del progetto e la realizzazione dei lavori distendersi lungo un percorso di confrontazioni con problemi di soldi, con i limiti imposti dai regolamenti edilizi, con le misure dell'ambiente dove vado ad operare, con l'esperienza e la professionalità di decine tra ingegneri, impiantisti, collaboratori ed artigiani che mi accompagnano nel mio lavoro.

"Maestri", questi ultimi, con i quali mi siedo al tavolo o, molto più volentieri, mi accosto ad una parete grezza e, matita alla mano, mi confronto su tempi di approvvigionamento dei materiali, sulla realizzazione delle opere, sull'accostamento e lavorazione dei materiali, sulle tecniche costruttive e su metri e metri di idee che poi devono entrare in pochi centimetri di spazio.
Un dialogo virtuoso fatto di gesti, dialetti, misurazioni, scommesse, telefonate, appunti e voci che poco a poco si levano fino a vibrare nell'aria e poi scemano, fino a lasciarmi solo, tra le pareti che rimbombano di vuoto.

C'è un momento magico nella storia di ogni progetto. E' quando finisce l'incontro con le maestranze in cantiere e tutti se ne tornano alle loro attività. E' quel momento nel quale, prima di rientrare in studio e rimettere in ordine le idee, rimango completamente solo nell'area dove poi sorgeranno pareti, finestre, mobili, tavoli, e qualcuno vivrà nell'ambiente progettato da me. Ripercorro più volte ogni metro all'interno dell'ambiente, inizio a prendere tutti quei riferimenti che mi aiuteranno a "leggere" lo spazio ed infine chiamo a raccolta uno per uno i protagonisti dimenticati o trascurati: i rumori della strada, la luce delle finestre, lo scroscio degli scarichi del piano superiore, gli acuti del tenore al terzo piano, la cucina del ristorante cingalese nel palazzo di fianco, quelle macchie di umidità che si vedono in fondo al corridoio e, non ultimo, "quel bellissimo lampadario lavorato in ferro che c'era nella cascina dove abitava la nonna e del quale proprio non possiamo fare a meno...".

Ebbene si. Nei desideri dei miei clienti c'è sempre un lampadario ereditato dalla cantina di famiglia, da un mercatino di antiquariato, da un the con le amiche od anche solo da una rivista sfogliata in una sala d'attesa. Un oggetto che, anche se estrapolato da un contesto completamente differente, dovrò sicuramente riuscire a fare entrare nella nuova casa dei miei clienti, perchè loro di questo oggetto "non possono farne a meno". Un lampadario che, in omaggio a tutti i miei clienti ed a Nazareno, il fabbro che lo ha realizzato più di due secoli fa per mettere su le candele nel salone delle danze del castello al di là del fiume, prenderò in prestito come mio fedele compagno di viaggio. Un viaggio lungo quindici capitoli tra i segreti di questo meraviglioso mestiere, che è ancora uno tra i più belli del mondo.

Un viaggio di sola andata, lo so, ma state tranquilli, presto o tardi ritorno!!

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