Falstaff di Giuseppe Verdi, introduzione all'ascolto

Piccola introduzione al Falstaff di Giuseppe Verdi, con un divertente riassunto della storia.

Falstaff, ultima opera di Verdi, necessita di una piccola introduzione all'ascolto, come per molte opere liriche. La prima volta che ho ascoltato Falstaff mi sono sentito come quei pendolari che prendono il treno senza troppo pensarci, salgono, cominciano a leggere un libro, il treno parte e dopo qualche minuto, seppur immersi nella lettura, giungono alle orecchie suoni inaspettati, rumori non familiari, scricchiolii mai sentiti. All'improvviso si alza la testa e si pensa: ma ho preso il treno giusto?

Il filo rosso che conduce tutta la produzione verdiana da Oberto fino a Otello, scivola di mano, ci si sente un po' persi. E si ha un bel dire che Falstaff sta al termine di una evoluzione: storie! Falstaff è una rivoluzione. Una rivoluzione a cuor leggero, compiuta da un uomo che vuol finalmente prendersi tutte le libertà, senza scrupoli.

Verdi sapeva che Falstaff sarebbe stata la sua ultima opera. Come lo sapeva Mozart quando scriveva il Requiem, Beethoven mentre metteva giù quell'incredibile e meraviglioso delirio che è la Missa Solemnis, Wagner mentre scriveva il suo fondamentale Parsifal.
Giuseppe Verdi lo sapeva anche perché era consapevole di avere 77 anni. D'accordo oggi a 77 anni si può ancora ambire ad una nuova carriera politica, ma nel 1890, a 77 anni, si sapeva di essere dei privilegiati in termine di salute e di sorte. Verdi visse la circostanza con rinnovato spirito e leggerezza. Decise di scrivere la sua ultima opera come se fosse la prima, fatta per gioco, per diletto, per passatempo.

I primi giochini consistono nel rompere un po' di sterotipi. Verdi inadatto al comico? Ecco un'opera comica! Verdi legato alle arie, i duetti, i quartettini e via discorrendo? Ecco un'opera quasi alla tedesca, da prendersi a lunghe sorsate. Verdi incapace di orchestrare come i grandi orchestratori mittelleuropei? Ecco un'opera piena di orchestra, di colori, di strumenti. Pernacchie a tutti quanti, avrà pensato! Pernacchie ai critici dello zum-pa-pa, ai wagneristi, ai sinfonisti, ai modernisti, agli scapigliati, Boito compreso, seppure se lo fosse preso a fianco come librettista. Verdi sapeva che la vendetta migliore si consumava fredda, facendo partecipare il nemico al proprio tripudio.

Falstaff di Giuseppe Verdi è un punto fermo nella produzione verdiana sebbene, almeno secondo me, non confrontabile con il resto. Anzi, se posso, considererei Falstaff un fuori programma, un omaggio che Verdi ha fatto a tutti gli appassionati. Non fa media perché gode di luce propria. Ciò non significa prepararsi all'ascolto come se si dovesse fare un incontro ravvicinato di terzo tipo. Significa soltanto mettersi ad ascoltare Falstaff come se fosse una geniale commedia dove due monumenti del teatro collaborano: Shakespeare e Verdi, la vicenda e la musica. Una divertente commedia nella quale Verdi riesce, finalmente, a fare una cosa che in cuor suo ha cercato sin dall'inizio della sua carriera: rendere la musica al servizio del teatro. Eccolo, sì, forse è questo il filo rosso, ma è un altro filo, diverso dal primo. E' un filo che Verdi ha tenuto nascosto per gran parte del suo cammino, tessendolo opera dopo opera, celandolo ai cultori dello zum-pa-pa (si deve pur mangiare), sicuro che un giorno avrebbe potuto mostrarlo a tutti stringendolo fra pollice e indice e alzando la mano. Falstaff è il gioiello che luccica là in alto, in capo a quel filo!

Falstaff di Giuseppe Verdi, introduzione all'ascolto

La cosa principale da afferrare nelle vicende operistiche è chi è parente di chi, chi è amico di chi e chi invece gioca da solo.
Sir John Falstaff non è parente di nessuno e nemmeno a amico di nessuno. Ci sono due tirapiedi a fianco a lui, uno si chiama Bardolfo e l'altro Pistola che, come vedremo, un po' "pistola" lo è davvero, insieme a Bardolfo.

La storia inzia con Falstaff e i due tirapiedi mentre bevono e ciurlano in un'osteria.

Ah, a proposito, siamo a Windsor tra il 1399 e il 1413, anno più, anno meno.
Entra in osteria un certo dottor Cajus, che anche lui non è parente di nessuno, ma invece tiene molto alle sue cose. Se la piglia con Falstaff e lo accusa di avergli messo sottosopra la casa, di avergli menato i servi e altre cosucce. In più è convinto che i due tirapiedi, Berdolfo e Pistola, l'abbiano derubato.
Falstaff vive la faccenda con distacco, lascia che Cajus scarichi la bile e aspetta che se ne vada, tranquillo. Ha altro in testa. Sta progettando.

Chiama Bardolfo e Pistola e annuncia il progetto: provarci con due dame ambedue maritate, ambedue belle e... insomma gli piacciono! Due alla volta, tanto per tenersi allegri.
Una si chiama Alice ed è la moglie di Ford. L'altra si chiama Meg ed è moglie di Page. Ricordare la doppia coppia: Alice/Ford - Meg/Page, soprattuto la prima.

Falstaff è un Don Giovanni diplomatico è annuncia le sue intenzioni alle due dame con due lettere: una rivolta ad Alice ed una a Meg.
Il fatto che Bardolfo e Pistola, i due tirapiedi, si facciano scrupoli morali e rifiutino di recapitare le lettere non preoccupa Falstaff. Dopo aver cacciato con piglio da Bud Spencer (simili anche nell'aspetto) i due onorati tirapiedi chiede a un paggio di fare da postino.

Cambio di scena.

Appaiono quattro dame: una è Alice, l'altra Meg e poi ci sono la figlia di Alice Nannetta e un'amica: Mrs Quickly.
Concentriamoci sulle due mogli nel mirino di Falstaff: Alice e Meg.
Hanno ricevute le lettere. Le due birichine mica si scandalizzano della lettera in sé ma di un fatto che ci rende Falstaff un Don Giovanni oltre che diplomatico anche un po' approssimativo. Ha mandato la stessa lettera amorosa, con le stesse identiche parole, sia ad una che all'altra.
Mai fare un errore del genere caro Falstaff. L'orgoglio femminile e solo secondo alla loro furbizia.
Ora per Falstaff sono cavoli!
Se tre donne insieme (Nannetta è giovane e come vedremo ha altro a cui pensare) decidono di fartela pagare e tu non lo sai la faccenda è pericolosa.

Le donne escono di scena confabulando e dal lato opposto entrano tutti uomini: Ford marito di Alice, il dottor Cajus ancora bilioso, i due tirapiedi Bardolfo e Pistola e un nuovo arrivato, di nome Fenton, giovane e bello, che mentre gli altri parlano si guarda attorno alla ricerca: di chi? Ma di Nannetta, ovvio.
Bardolfo e Pistola fanno ciò che era prevedibile facessero: spifferano a Ford le intenzioni di Falstaff.
Ford, da tipico omuncolo, crede ai due tirapiedi ma contemporaneamente è curioso di vedere come si comporti la sua amata: metti che ci stesse!! Del resto si sa': gli uomini dopo aver trovato l'amore si mettono subito alla ricerca delle corna...le proprie!

Tutti escono tranne Nannetta e Fenton: tentativo di quadretto amoroso, di nascosto, numero 1.
Sono interrotti da Alice e l'amica Quickly parlottanti. Alice propone a Quickly di fare da ambasciatrice: portare a Falstaff un invito per un appuntamento. Poi escono

Nannetta e Fenton: tentativo di quadretto amoroso numero 2.
Niente! Rientrano tutti gli uomini. Ford comunica di voler fare una visita a Falstaff in incognito.
Rientrano pure le donne che, a parte, mettono a punto la vendetta.

Caro Falstaff, si mette male!

ATTO II

Falstaff è ancora all'osteria e ha al fianco ancora i due tirapiedi. Si dicono pentiti. Sono dei pistola!
La prima ad arrivare è Mrs Quickly, l'ambasciatrice per conto di Alice. Illustra i dettagli dell'appuntamento e Falstaff ringrazia. Anzi, la sua autostima è a mille. Ma dopo essersi compiaciuto ben bene arriva Ford, marito di Alice, travestito da messer Fontana, con una bella sacca di soldi in mano. Si presenta e racconta di essere innamorato di una certa Alice (sua moglie), per lui inarrivabile, a meno che... A meno che un celebre conquistatore quale Falstaff non espugni per primo l'amata! Ma tu guarda che pistola!! Sta cercando le corna in tutti i modi, il ragazzo!!!
Falstaff accetta l'affare, anzi gli dice che, guarda caso, ha appena ricevuto l'invito di un appuntamento da parte proprio di Alice.
Falstaff esce dall'osteria è Ford si incacchia a più non posso contro l'altra metà del creato, quella femminile cioè. Tipica reazione da corna quasi trovate.

Cambio di scena

Eccoci in casa di Ford. Alice e Meg, le due mogli, aspettano il ritorno dell'ambasciatrice Quickly, che arriva e fa rapporto.
Ora accadono un po di cosette che hanno una certa importanza. Primo Alice scopre che Nannetta piange disperata. Il padre Ford, il pistola quasi-cornuto, ha stabilito che ella debba andare in sposa col bilioso Cajus. Ovvio che pianga la piccola.
Poi si verificano un po' di trambusti casalinghi: bucato in ritardo, ceste di panni, disordine domestico. Il caso vuole che rimanga in scena una grossa cesta da bucato. Chissà a cosa servirà?

Arriva Falstaff che inizia subito il corteggiamento. Irrompe Quickly che avverte dell'arrivo di Meg infuriata, la quale giunge avvertendo che sta arrivando Ford infuriato (una finta), seguita dal ritorno di Quickly che annuncia l'arrivo, questa volta per davvero, di Ford, che è pure incacchiato per davvero!
Falstaff si nasconde dietro un paravento; entra Ford che tira per aria tutta la casa, rovescia il cesto della biancheria, urla alla moglie che crede fedifraga, mette tutto sottosopra.
Il colpo di genio è in questi casi sempre femminile: Alice decide, durante il trambusto, di infilare Falstaff nel cesto della biancheria già rovesciato. Tutte le donne (tranne una) si mettono intorno al cesto; tutti gli uomini (tranne uno) si fermano in allerta. Silenzio! Si sente lo smack di un bacio; viene da dietro il paravento; assalto al paravento ma...
To'. Dietro al paravento ci sono Nannetta e Fenton che tentano il quadretto amoroso numero 3.

Ford è infuriato, va per le scale alla ricerca del pancione Falstaff ma viene richiamato su da Alice che vuole mostrargli l'esito della sua vendetta, anche per calmarlo un po'. Le donne prendono la cesta del bucato e la buttano fuori dalla finestra, fra le risate generali, quelle di Ford comprese che finalmente capisce di non dover ancora cambiar cappello...

Atto III

La storia potrebbe anche finir qui se non ci fosse ancora un filo in sospeso e cioè il destino di Nannetta e Fenton, il quadretto amoroso incompiuto, per intenderci.

Ma prima torniamo a Falstaff il quale ora ha l'autostima sotto le scarpe. Meno male che c'è il vino, il miglior antidepressivo nel 1400.
Dopo tre, quattro, cinque bicchieri vede comparire davanti a se una dama. Anzi no! E' una di quelle tre matte di casa Ford, è l'amica Quickly. Che vuole ancora? Porta una missiva di Alice che gli da appuntamento a mezzanotte nel parco reale.

Si , lo so! la storia adesso è tirata per i capelli. Non ha molto senso. soprattuto non ha senso che Falstaff ci vada a quell'appuntamento, che non può essere altro che un tranello.
Però Falstaff ci va: è il teatro!
Le donne stanno preparando il secondo round della loro vendetta. Del resto Falstaff voleva fare le cose doppie, corteggiando due donne: subirà doppia vendetta.
Gli uomini invece fanno affari matrimoniali. Ford rassicura il bilioso dottor Cajus: presto sarà suo genero.

Cambio di scena

Mezzanotte, il parco reale di Windsor. Arriva Fenton, poi Nannetta con la madre Alice. Alice non vuole che la figlia vada in moglie al bilioso Cajus perciò escogita un tranello. Fa mascherare Fenton.
Arriva Falstaff mascherato da cacciatore Nero, poi avanza Alice; ma sopraggiunge Meg che spaventa tutti. Compare Nannetta travestita da Regina della fate.
Non ci capite nulla? Fa niente. E' una mascherata notturna con fate, personaggi bizzarri e brividi di paura. Divertente da vedere, meno da viverlo. Anche perché è buio e tutti sono mascherati.

Tutti finiscono, come da progetto col prendersela con Falstaff, punzecchiato e sballottato fino a che qualche maschera comincia a cadere e la storia si fa meno seria. Il primo a metterci la faccia è Bardolfo, uno dei due tirapiedi di Falstaff; poi è la volta di Ford il quale ha avuto la bella pensata di travestirsi con gli stessi panni, quelli di messer Fontana, usati quando era andato a trovare Falstaff per la famosa richiesta di corteggiamento su commissione. Falstaff lo "sputtana" davanti alla moglie, e fa bene.

Ford, che comunque è il vero, unico, inimitabile "pistola" di tutta la faccenda, decide di tagliar corto e di benedire l'unione di Nannetta e Cajus più un'altra coppia proposta lì per lì dalla moglie Alice. In realtà sono tutti mascherati perciò Ford benedice qui e là, ma senza saper bene chi.
Scoprirà, a maschere scoperte, di aver benedetto la coppia postmoderna Cajus + tirapiede bartolo e la coppia perfetta Nannetta + Fenton.

E questa volta è Falstaff che ride, e come se la ride.

Le ultime parole dell'opera?

Tutto nel mondo è burla
L'uom è nato burlone
La fede in cor gli ciurla,
Gli ciurla la ragione.
Tutti gabbàti! Irride
L'un l’altro ogni mortal,
Ma ride ben chi ride
La risata final.

Il libretto integrale è quì

 

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